ITALIAN PRESS/ Stampa Italiana (to read UK press see below)
“Filomena Campus è una cantante sarda che vive a Londra dal 2001. Si trova bene in quel crogiolo di culture, luogo ideale per il suo jazz che non dimentica “la storia delle voci sarde che si perde nella notte dei tempi”, come scrive Paolo Fresu. Chi l’ha sentita e vista cantare dal vivo (mi riferisco, per quanto mi riguarda, a Roccella 2008) non ha più dimenticato la sua voce versatile, cangiante e ammirevole sempre, sottolineata da una splendida presenza scenica. La presenza non c’è in questa “giullarata di jazz”, ma basta l’ascolto per entusiasmarsi” Franco Fayenz sul CD Jester of Jazz
“Filomena è l’eleganza e lo stile con un guizzo di tempestiva prontezza nel non dimenticare le origini di un canto che dopo tanto viaggiare, cercare, mutare, è ora suo ma nello stesso tempo di tutti” Massimo Nunzi
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RECENSIONE del CD JESTER OF JAZZ su MUSICA JAZZ
RECENSIONE MUSICA JAZZ «Jester Of Jazz» Sam 9032, Egea
‘Qui l’eleganza regna suprema, accanto a una ricerca filologica ben annodata con le evoluzioni della musica contemporanea e al jazz cantautorale sottolineato dalla camaleontica voce di Filomena Campus. Sarda di nascita, inglese d’adozione dal 2001, la Campus si muove tra teatro, musica e insegnamento universitario, dando trasparente prova di saper far coincidere nel jazz tutte queste abilità. È un menestrello che parla delle sue origini, come nel canto tradizionale No potho reposare, solare e innervata sulle variazioni dei timbri della vocalist. Gli altri brani sono originali, perlopiù a firma della leader (luminosa anche nelle parole), di Steve Lodder e Dudley Phillips, con liriche anche ispirate dai moderni cantori della letteratura italiana, come la pirotecnica ninna nanna Hoos Foos, che attinge alla produzione di Stefano Benni, o la forza espressiva, anche nelle omofonie della vocalist, di Queen Of Clown, con l’onirico testo di Franca Rame. La prosodia di Filomena Campus è naturale e la sua voce riesce a coniugare generi e stili musicali con una facilità disarmante’. Ayroldi, Giugno 2011
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INTERVISTA CON FILOMENA CAMPUS
Quattro chiacchiere con…Filomena Campus
agosto 2011
A cura di Alceste Ayroldi

Dalla Sardegna a Londra il passo non è proprio breve. Come e perché sei approdata in Inghilterra?
Nel 2001 ho deciso di lasciare la Sardegna per un Master in regia teatrale alla University of London (Goldsmiths College). Un’esperienza che mi ha fatto crescere e che mi ha permesso di conoscere registi e artisti che hanno fortemente influenzato il mio lavoro teatrale e musicale. Quell’anno ho avuto la fortuna di incontrare musicisti del calibro di Orphy Robinson, Rowland Sutherland, Jean Toussaint, Dudley Phillips, Guy Barker. Oltre a splendide amicizie, sono nate solide collaborazioni musicali che hanno dato e stanno dando ancora molti frutti. Anche se Londra è una città molto difficile mi sono sentita accolta e incoraggiata nei progetti sia teatrali che musicali, e arricchita enormemente dalla realtà multiculturale londinese. Non sono più riuscita a tornare.
Vocalist, regista teatrale, docente universitaria: quale è il tuo background culturale?
Ho una laurea in lingue e letterature straniere con una specializzazione in semiotica del teatro. L’arte, la comunicazione, il teatro e la musica sono le mie grandi passioni e negli ultimi anni sono riuscita a fondere questo aspetto ‘multimediale’ del mio lavoro in progetti importanti. Ho insegnato regia teatrale, live art e performing arts per diversi anni in alcune università inglesi, ma dallo scorso anno ho deciso di concentrarmi solo sulla parte creativa e ho quindi lasciato il contratto di insegnamento. La parte accademica continua a interessarmi, ma insegnare a tempo pieno richiede una dedizione che il mio amore per la musica non mi permette più.
Quale è stato l’anello di congiunzione con il jazz?
L’amore per il jazz c’e’ sempre stato, ma la spinta fu l’incontro con Paolo Fresu e Maria Pia De Vito ai seminari jazz di Nuoro. Capii immediatamente che il jazz era la mia strada, e la mia vita cambiò radicalmente. Ho sempre portato avanti lo studio della letteratura, del teatro e della musica su binari diversi. Solo a Londra c’è stata una vera e propria fusione, con la sperimentazione e la scoperta di nuove realtà, come ad esempio il free di Evan Parker e della London Improvisers Orchestra, in cui l’aspetto performativo era esplorato nel suo rapporto con i suoni a volte viscerali e i ritmi sparsi, irregolari. L’aspetto ‘rituale’ della performance, la magia che si crea sul palco nel rapporto tra performer e ‘spett-attore’ mi ha sempre affascinato ed è un aspetto che esploro e curo particolarmente nei miei concerti.
Tu sei una esploratrice della voce. Rispetto al passato, secondo il tuo giudizio, quali sono le strade della sperimentazione? Cosa c’è di nuovo?
Mi interessa l’uso della voce come strumento, la ricchezza infinita di suoni che vengono troppo spesso limitati all’uso della ‘parola’ nella melodia e qualche lieve variazione. Ho una stima immensa per chi sperimenta e sa osare. Ho avuto una grande maestra come Maria Pia De Vito, e sicuramente anche Maria Joao, Sheila Jordan, Betty Carter, Norma Winstone hanno avuto un ruolo importante nella mia formazione. Devo dire che, a parte rari casi come Cleveland Watkiss, ultimamente non ho incontrato vocalists interessati a uscire dagli schemi del jazz vocale tradizionale, mainstream. E trovo ancora ispirazione nelle opere per me visual-vocal di Lauren Newton, Ursula Dudziak, Jay Clayton…
Da “inglese”, un tuo giudizio sul jazz italiano…
Elegante, melodico, poetico, emozionante.
Da “italiana”, un tuo giudizio sul jazz inglese, europeo e americano…
Nel jazz inglese ci sono diverse ‘categorie’ che vanno dal jazz più tradizionale e americaneggiante di Guy Barker, più vicino a Marsalis, a quello piu europeo di Andy Sheppard o John Taylor, a quello ritmicamente e armonicamente complesso che ha radici nel jazz americano di Jean Toussaint o jamaicano/africano nelle incredibili composizioni di Orphy Robinson, Rowland Sutherland, Denise Baptiste, Byron Wallen…una varietà che è lo specchio di una società con radici lontane e molto diverse.
Nel 2003 hai fondato il collettivo Theatralia: ce ne vorresti parlare?
Theatralia è un collettivo di artisti che sperimenta sul testo attraverso teatro fisico, digital art, live art, musica e multimedia. Il gruppo cambia a seconda del progetto, e dal 2005 abbiamo realizzato produzioni di successo che hanno avuto importanti riconoscimenti come la sponsorizzazione dell’Arts Council England, che ha finanziato produzioni come U-238 (adattato dallo splendido testo di Marco Paolini, che ha assistito allo spettacolo al Camden People’s Theatre), e Misterioso di Stefano Benni ai prestigiosi Riverside Studios (teatro storico in cui recitarono da Samuel Beckett a Dario Fo). Tra un progetto e l’altro organizzo gli ‘Interludes’ di Theatralia, degli happenings di improvvisazione totale che coinvolgono musicisti, attori, danzatori e visual artists come Sdna (www.sdna.tv) con cui collaboro da molti anni.
Quanto di “teatralità” c’è nelle tue composizioni? Ti senti più cantante o attrice?
La mia scrittura è molto ‘teatrale’, a volte creo dei veri e propri personaggi, come la cattivissima creatura del brano ‘Hoos Foos’ per la quale indosso una mezza maschera durante il concerto. Nella tradizione della commedia dell’arte la ‘half mask’ ha proprio la caratteristica di essere umana solo a meta’, per cui l’altra parte e’ irriverente e non conosce regole, come quella di Arlecchino. Ho notato che gli spettatori e soprattutto i bambini si spaventano, ma restano ad ascoltare curiosi, quasi ipnotizzati fino alla fine del pezzo, fino a quando cioè tolgo la maschera. Reazioni diverse si hanno quando improvviso come in un ‘grammelot’ con il naso rosso da clown. Mi sento più cantante, anche se mi rendo conto che la regista e’ sempre presente. Forse un po’ brechtianamente.
Jester Of Jazz (Giullare del Jazz), il tuo lavoro discografico racconta il tuo ruolo nella musica, nell’arte?
Sicuramente. Mi sento giullare come nel significato originale del termine, che fu il motivo del premio Nobel a Dario Fo, “che nella tradizione dei giullari medievali fustiga il potere e riabilita la dignità degli umiliati”. Come artista mi sento responsabile dei tempi che stiamo vivendo e credo che ogni possibilità di riflettere, anche se attraverso un naso rosso o una dolce canzone, possa essere importante e produca qualche beneficio, o almeno un dubbio, un punto di domanda nella mente dello spettatore. Credo che in questo caso l’insegnamento di maestri come Boal, Barba, Brecht, DV8, Complicite, Bausch e tanti altri si sia radicato nella mia esperienza quotidiana e nel mio lavoro. Franca Rame, in una nota al testo che ho scritto per lei, Queen of Clowns, mi ha fatto riflettere molto su questo aspetto, ricordandomi che se ho qualcosa da dire non devo sussurrarlo ma avere il coraggio di dirlo a piena voce.
Un lavoro che si ritaglia il ruolo di crocevia tra jazz, contemporanea e teatro: come è nato?
Per anni mi sono posta il problema di essere troppo ‘eclettica’, di trovare il modo e il tempo necessario per curare ogni aspetto in modo professionale. Quando ho smesso di pormi troppi problemi ho capito che invece questa’ e’ proprio la mia forza, il mio talento, sono semplicemente io. Il primo frutto di questa accettazione o consapevolezza è proprio l’album Jester of Jazz.
Anche Paolo Fresu ha voluto contribuire “live” al tuo lavoro. Quale è stato il suo valore aggiunto?
Oltre a un’autentica amicizia nutro per Paolo grande stima e gratitudine. E’ stato, e continua ad essere, un esempio sotto molti punti di vista, dal suo amore per il jazz a quello per la nostra Sardegna. Nelle sue note di copertina al mio Cd ha colto un lato che io non avevo ancora messo a fuoco nella mia musica, cioè le radici sarde, gli echi delle voci ancestrali delle madri, che ritrovo, stupita e a volte commossa, nel mio canto.
La presentazione del disco a Londra per due concerti insieme (al Pizza Express di Dean Street) ha arricchito i nostri brani di un suono unico che si e’ sposato magnificamente con i testi, con le armonie, e che ha portato l’improvvisazione in direzione inaspettate, sorprendenti. Spero davvero che sia solo l’inizio di future collaborazioni.
Pensi di ritornare in Italia?
Torno spesso in Italia, la mia famiglia vive in Sardegna e le radici sono molto forti. Ora vivo tra Londra e Berlino e devo confessare che, almeno per ora, non ho un grande desiderio di tornare a vivere in Italia. In realtà mi sento assolutamente cittadina europea, mi sposto continuamente per concerti e viaggiare è una condizione in cui mi trovo a mio agio. Talora soffro per il mio paese, perché ha una bellezza di natura, arte e architettura che altri paesi non potranno mai avere, ma noto con molta amarezza un imbarbarimento negli ultimi anni, che a volte trovo imbarazzante. Spero però che ci sia un risveglio delle coscienze e che si ritrovino il gusto e l’eleganza che fino a non molto tempo fa ci appartenevano.
Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi, i tuoi programmi?
Sto lavorando a un nuovo progetto in duo con un bravo chitarrista di origini sarde che vive a Londra da molti anni, Giorgio Serci, con cui abbiamo già fatto alcuni concerti molto belli in Croazia e a Capalbio. In questo progetto ci sono composizioni completamente originali con musiche di Serci e testi miei, oltre a poesie e brevi testi di varie ispirazioni (Niki de Saint Phalle, Maria Carta, Jack Hirschman, Chico Buarque, Boal e altri…) Inoltre voglio tornare presto in studio di registrazione per un secondo cd con il quartetto.
La tua attuale playlist…
Soundsongs – Lauren Newton
Giornale di Bordo – Angeli, Salis, Murgia, Drake
Meu Caro Amigo – Chico Buarque
Ginga Carioca – Hermeto Pascoal
Chiaro – Luca Aquino
Un Giorno feriale – Pietro Tonolo
The conference – Nitin Sawhney
Crepuscule with Nellie – Norma Winstone
Brilliant Corners – Monk
Sonos e Memorias – Fresu
Pina Soundtrack – (Wim Wenders Film)
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Intervista di Guido Michelone a Filomena Campus su MUSICA JAZZ
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‘La sua voce ha il calore del sole e i riflessi della musica dell’anima… Cantante di livello, dotata di swing e humour ( ..) Incanta il pubblico con una voce che conosce gli accenti del blues’ La Nuova
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‘La sua voce e’ uno strumento espressivo che raramente usa al servizio della parola. Non e’ scat ma qualcosa di piu viscerale..
Filomena raggiunge e cattura il suo pubblico comunicando espressivita’ da ogni parte del corpo’. Mary Brosnan, Londra
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Filomena vive e lavora a Londra: e britannici sono i musicisti (Lodder, Phillips, Clifford, Toussaint, Suthertland) che l’accompagnano in dieci brani composti dal gruppo e dalla Campus, la quale si esprime in inglese e italiano, fra poesia e suoni, smooth e vocalese, tra aperture soliste, testi impegnati, flessioni cantautorali, eleganza interpretativa, con richiami culturali espliciti via via a Dario Fo, Franca Rame, Stefano Benni, Thelonius Monk, Augusto Boal, Maria Carta e alle tradizioni isolane. ALIAS (settimanale culturale del Manifesto)
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‘Bellissima voce’ Franco Fayenz (critico jazz)
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‘Vocalist di grande musicalita’!’ Sebastian Scotney ‘ The Telegraph
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‘Regista e cantante di talento’ Stefano Benni, Il Venerdi di Repubblica
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‘Una tra le piu avventurose e coraggiose jazziste/artiste/compositrici in UK!’ Cleveland Watkiss (Jazz vocalist, Vincitore del London Jazz Awards 2010)
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ANSA su JESTER OF JAZZ:
MUSICA: FRESU A LONDRA PER NUOVO ALBUM JAZZ FILOMENA CAMPUS
IN ‘GIULLARE DEL JAZZ’ LE RADICI TEATRALI DELLA CANTANTE
(ANSA) – LONDRA, 27 GEN – Il teatro e la commedia dell’arte, Samuel Beckett e Augusto Boal, la Sardegna e la musica di Maria Carta: sono queste alcuni dei filoni che hanno ispirato il nuovo album della cantante jazz italiana Filomena Campus, intitolato ‘Jester of Jazz’, ovvero il Giullare del Jazz e presentato ieri sera a Londra al leggendario Pizza Express Jazz club, con la partecipazione straordinaria del grande trombettista Paolo Fresu. Quello del Filomena Campus Jazz Quartet – Steve Lodder al piano, Dudley Phillips al contrabbasso e Winston Clifford alla batteria – e’ un album che parla delle origini e della storia artistica della cantante. ”L’album ha una radice decisamente teatrale, e’ nato unendo le mie due passioni, il jazz e il teatro”, spiega la Campus, la cui esperienza teatrale ha dato origine anche ad alcuni contributi di rilievo. ‘Queen of Clowns’, uno dei brani piu’ belli del disco, inizia con una poesia di Stefano Benni e continua con un testo scritto in collaborazione con Franca Rame. Sul palco la Campus e’ una sciamana della musica, che con ”la sabbia e il mirto nel sangue” incanta l’audience grazie ad una voce dall’espressivita’ viscerale e una presenza magnetica. I musicisti del suo quartetto sono tutti di altissimo livello, conosciuti a livello sia britannico sia internazionale e insieme hanno una sinergia perfetta e un affiatamento palpabile. I due ‘special guest’ di ieri sera – Fresu e il flautista Rowland Sutherland, uno dei piu’ eclettici e creativi del Paese – sono legati alla Campus da una lunga amicizia cosi’ come Jean Toussaint, uno dei piu’ grandi sassofonisti inglesi che si esibira’ dal vivo con la band questa sera. Sutherland e Toussaint hanno collaborato anche ad alcuni brani dell’album. (ANSA)
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“…Su tutte però Filomena Campus, che unisce presenza magnetica a una voce morbida e caldissima sostenuta da un trio di fuoriclasse (Lodder, Philips e Clifford).” Walter Porcedda, La Nuova Sardegna sul Jazz Expo 2011
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“Migliaia di spettatori nel Parco di Monte Claro con le stelle della musica internazionale, allo European Jazz Expo. (…) Filomena Campus ha presentato il suo ultimo lavoro discografico realizzato in Inghilterra. Con la Sardegna nel cuore ha reso omaggio a Maria Carta con un’originale versione di No Potho Reposare. Artista di fama internazionale, vive a Londra da dieci anni, i suoi testi hanno riferimenti a Benni, Rame, Fellini, un elegante mix di puro jazz con surreali immagini teatrali. TG3 RAI3, 31 Maggio 2011.
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Intervista a Filomena Campus su JAZZ CONVENTION – clicca QUI
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Le donne del jazz che sarà: Filomena Campus

Proseguiamo il discorso iniziato la settimana scorsa con Cymin Samawatie. L’argomento era l’uscita di due dischi, due progetti molto diversi tra loro eppure con un filo sotterraneo a unirli. Innanzitutto protagoniste sono due donne. E questo, anche se apparentemente non ha riflessi diretti sul loro operato, nel senso che loro non sono due teoriche del femminismo né mettono esplicitamente al centro della loro arte il femminile, le connota come intrinsecamente anticonformiste nel momento in cui rivestono un ruolo di band leader, e di compositrici. Insomma siamo oltre il cliché della “splendida voce”.
Ci troviamo poi in presenza di due nomadi, due persone che vivono e suonano lontano dal posto in cui sono nate, e che però si portano dietro le proprie radici e anzi ne fanno un punto di forza e di originalità. Perché entrambe si muovono in ambito jazz, vi inseriscono elementi etnici ma, e siamo all’ultimo e più importante elemento comune, vanno avanti rispetto alla fusione etno-jazz.
Filomena Campus è sarda e vive a Londra da dieci anni. Anche lei suona con un trio jazz che apparentemente più classico non si può: Steve Lodder al piano, Dudley Phillips al contrabbasso, Winston Clifford alla batteria. Ma lei pure non dimentica le sue origini. Che sono sì italiane e sarde, e infatti in questo album c’è una sbilenca cover della classicissima Non potho reposare. Ma che sono soprattutto teatrali.
Si sente, ascoltando Jester of jazz, si percepisce che ci si sta perdendo metà dello spettacolo: perché la voce salterina e le movimentate ritmiche degli strumenti disegnano balletti che si vorrebbe seguire anche con gli occhi, e infatti chi l’ha vista assicura che la Campus dal vivo è ipnotizzante, magnetica. Il teatro è quello di strada, quello della commedia dell’arte: jester è il folletto, il clown, il giullare. E se a questa parola vi viene in mente il Nobel più buffone che c’è, non vi sbagliate, perché Dario Fo è tra i numi tutelari del progetto (insieme a Pina Bausch, Augusto Boal, Federico Fellini, Samuel Beckett e Maria Carta ).
Mentre la moglie Franca Rame c’è entrata proprio direttamente: perché sua è la collaborazione al testo di Queen of clowns; a lei è dedicata la poesia che introduce la stessa canzone, scritta da Stefano Benni , altro grande artista/teatrante; sua è infine una sorta di epigrafe al progetto, che suona così: Ecco, vorrei che dolce poesia portasse nel mondo questo messaggio: Arlecchini danzano per la rivoluzione e votano la regina dei clowns ma urlano tra squilli di tromba e rullare di tamburi: “Sveglia Regina! Ridere non basta piu!”
Ma come si diceva, il teatro la Campus lo fa vedere anche solo con la sua voce, mobile e istrionica. E particolarmente azzeccata è la presenza zompettante, qua e là, di un flautino che sembra l’incarnazione in musica dello spirito pazzerello del giullare. Fosse davvero questa, e quella di Cyminology, la direzione in cui si muove la musica, potremmo stare tranquillissimi. E darvi appuntamento al futuro. DARIO DE MARCO L’Indro
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RECENSIONE JESTER OF JAZZ
Filomena Campus, evidenti origini sarde, trasferitasi a Londra a inizio millennio, non sono semplicemente una nuova e interessante cantante jazz. E’ un’artista che vive la sua dimensione a tutto tondo, certo partendo dalla musica (non solo jazz) ma cercando contatti con il teatro, il cinema, la poesia. E la sua attività è stata notata (e supportata) da uomini di cultura contemporanea come Stefano Benni, Franca Rame e Paolo Fresu, che sono intervenuti attivamente nella realizzazione di questo eccellente album. La Campus guida da qualche anno un quartetto di musicisti che sono divenuti suoi partner sia per quanto riguarda l’attività’ dal vivo che per la scrittura dei brani. Si tratta del pianista Steve Lodder, del contrabbassista Dudley Phillips, e del batterista Winston Clifford, tutti appartenenti al ricco sottobosco jazzistico inglese. Ad esempio in qualche episodio si aggiungono il flautista Rowland Sutherland e il sassofonista Jean Toussaint. Il territorio naturale della cantante è un jazz aperto e cangiante in cui la sua voce non viene utilizzata in modo convenzionale ma fa parte di un discorso d’assieme. Pur conoscendo assai bene l’avanguardia, la Campus preferisce però smussare certi angoli per mettere le sue indubbie doti al servizio di un repertorio che riesce a stare miracolosamente tra canzone d’autore, ricordi della Sardegna, jazz contemporaneo e poesia. Il pianoforte di Lodder asseconda molto bene la voce e spesso la raddoppia creando effetti di grande suggestione, mentre I ritmi danno un supporto discreto ma presente. Insomma, una bella rivelazione. ‘Jester of Jazz’ ci è sembrato un prodotto già maturo ed equilibrato e la Campus, un’artista che sa molto bene dove oggi si possa trovare l’arte. Da attendere ulteriori sviluppi. Buona l’incisione. MARCO CRISOSTOMI, Audioreview, Luglio 2011
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“Bella la varieta’ timbrica della voce della Campus, un’artista davvero completa” SUONO
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Filomena Campus Quartet – Jester of Jazz
Posted by Magico | Posted on 04-09-2011

Un Puck questa Campus! Di sole sabbia e mirto! Anglosarda doc!
Dotata di swing e humour, dispensatrice di sapienza musicale e duttilità vocale, memore delle sue radici, ha ipnotizzato il pubblico con l’elegante leggerezza delle sue movenze, la sofisticata interpretazione di composizioni sue, del bassista Dudley Phillips ( cui si deve anche un suggestivo arrangiamento della celebre No Potho Reposare), e del pianista Steve Lodder.
Particolarmente apprezzate a dare significato e sostanza al titolo dello show, le trasposizioni di alcuni brani di Benni e Franca Rame, che molto opportunamente ricorda:
‘Ecco, vorrei che dolce poesia portasse nel mondo questo messaggio:
Arlecchini danzano per la rivoluzione e votano la regina dei clowns ma urlano tra squilli di tromba e rullare di tamburi:
Sveglia Regina! Ridere non basta più!‘ www.criticipercaso.it
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Articolo La Nuova: Filomena Campus canta a Londra con Paolo Fresu
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LUCIDAMENTE: Intervista a Filomena Campus, di Matteo Tuveri
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Roccella Ionica Jazz Festival 2008. In serata “ITALIA vs ENGLAND”, un’idea di Stefano Benni, produzione originale di Roccella Jazz. Come nei suoi romanzi, anche i testi scritti appositamente per le letture e le recite come questo “Italia vs. England” posseggono le medesime caratteristiche di stile e poetica. Sempre presente è una forte satira della società italiana degli ultimi decenni che evidenzia le assurdità del nostro tempo di cui coglie gli aspetti più aberranti mettendoli a nudo e pur facendoci ridere facendoci giungere chiaro il suo inequivocabile giudizio morale e politico. La recita di Benni viene sottolineata dalla musica della Filomena Campus and Misterioso Inglese All Stars Band: cinque fra i più talentuosi e creativi musicisti della scena londinese guidati dalla viscerale cantante e originale regista teatrale Filomena Campus, che vive a Londra collaborando con musicisti di chiara fama. Alessandro Sgritti
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Articolo La Nuova Sardegna su Filomena Campus allo European Jazz Expo
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Intervista a FIlomena Campus su Tiscali Spettacoli
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CLICCA QUI per vedere intervista a Filomena Campus sul TG3 (2011)
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CLICCA QUI per vedere il servizio TG3 RAI su Jester of Jazz
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Ansa su Misterioso di Stefano Benni a Londra con la regia di Filomena Campus
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Il Jazz raccontato da Filomena Campus a Londra
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Il Mistero svelato della vita di Monk
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Articolo Corriere Della Sera su Filomena Campus
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UK PRESS
JAZZWISE review of Jester of Jazz
“(…) this new album from the London based Italian vocalist and theatre director, Filomena Campus, explores the art of the jazz singer through a playful ironic filter (…) Rather like her Italian counterpart, Maria Pia De Vito, Campus’ inherently dramatic approach and wide frame of references ensures that her approach to a song is always from an agreeably fresh perspective. Arrangement-wise, there are some immensely subtle things happening too: the ambiguous metrical layering’s of the album’s lead –off song, ‘Sabbia e Mirto’, the slowly uncurling whisps of flute counter melody in Dudley Phillips’ captivating arrangement of the traditional Sardinian song ‘No Potho Reposare’, and the tricky voice/piano unisons of ‘Monk’s Dance’, dedicated to the great Thelonious.” Peter Quinn, JAZZWISE (May 2011)
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JAZZUK on Jester of Jazz:
I first encountered Filomena Campus on YouTube performing an arresting improvised vocal duet with Cleveland Watkiss.
‘Jester of Jazz’ (SAM Productions) also pivots around a short free improvisation, either side of which this singular Sard gleefully and expertly builds a multilingual set of beautifully stylish original songs and recitation that touches on everything from Gilbertoesque Latin to torch singing. She lives in London, but hers is the most international of musics so she’s often gigging abroad; catch her when you can. ROGER THOMAS, JAZZUK (Aug/Sept 2011)
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‘Campus is a highly musical singer’ The Telegraph
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‘Her voice has the warmth of the sun and the reflexes of the music of the soul. Excellent vocalist, able to perform with humor and swing, with elegant and charming stage presence, moves like dancing on stage, reading poems, telling of fellinian clowns and surreal circus, enchanting her audience with a voice that knows the accents of the blues’. La Nuova, May 2010
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‘Filomena jazzes things UP…reaching out to her audience, exuding expressiveness from every part of her body even down to her fingertips.’ Mary Brosnan (Herts Advertiser)
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‘Filomena has some spectacular singing abilities (the technique, the passion…), which can be appreciated both while performing ‘regular’songs and while improvising.’ Two Expats
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‘Fascinating’ Jazzwise (2009)
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“Campus is an amazing vocalist, with her unique tone that is blues and solar at the same time, she is able to touch the chords of your soul, with excellent swing and incredible stage presence” Walter Porcedda – La Nuova
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“Ethereal Sardinian vocalist performs beguiling songs from her new album ‘Jester Of Jazz’, inspired by Commedia dell’Arte and Theatre of the absurd, she creates dynamic, high-spirited originals. Her stunning band includes Sardinian trumpet star Fresu and brilliant sax and flute work from Toussaint and Sutherland.” Time Out London
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“Filomena Campus’ Jester of Jazz is a bold jump into the blue colours of the Mediterranean Sea. Deep and refreshing, the melodies sing in waves the stories of jazz, freedom and passion. The blues is never far, and when your hear the music your soul sails away into the world of free spirits.”
Laurent De Wilde
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“Filomena Campus brought some of the elite rhythm section players from the London scene – Steve Lodder on piano, Dudley Phillips on bass and Winston Clifford on drums. In a well-judged set, Campus shone in the peaceful Sardinian song “No potho reposare.” She rounded off the set in a lively bossa tribute to Brazilian stage director Augusto Boal, with Campus reaching up well into head-voice, and the trio hiting the groove hard.” Sabastian Scotney, LondonJazz 2011
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“Jazz Italian Campus in Soho” by David Franchi for remotegoat on 25/05/11 |
It was another great performance of Filomena Campus Quartet at the Pizza Express Jazz Club Soho, London. The Italian singer together with her Quartet and a couple of friends, Antonio Forcione and Jean Toussaint, has done a fantastic concert.
She performed songs from her new album “Jester of jazz” and some songs from her duo with Antonio Forcione. The line up of the Filomena Campus Quartet is composed of Filomena Campus (vocals), Steve Lodder (piano), Dudley Phillips (double bass), and Winston Clifford (drums) who in this occasion were joined by the special guests Jean Toussaint (sax) and Antonio Forcione (guitar).
Filomena has a great and eclectic voice, Toussaint is a charming musician and Forcione is astonishing gifted, while the other components of the band are talented and experienced artists.
Filomena dyes her performances with the colours of Harlequin costume. In her gigs she blends various genres of music but always within a jazz frame. Besides, her new album is inspired by Commedia dell’Arte and Theatre Of The Absurd adding a hint of theatrical style to the performance. There is also a vast component of her Sardinian legacy mixed with Italian theatre. The roots of Filomena Campus, in fact, are Sardinian, the big Italian island in the Mediterranean Sea, from which she takes inspiration.
During the concert at the Jazz Club Soho, in fact, Filomena Campus performed some songs in Italian and in her own dialect, such as the classical folk ballad ‘No podu repusare’, ‘The queen and the clowns’ dedicated to the famous Italian artists Franca Rame and Stefano Benni or ‘Sabbia e mirto’ inspired to the Mediterranean sea. But also she performed songs in English reviving the variegated jazz tradition. With Antonio Forcione, they played songs from their Duo repertoire, with a special solo performance of Forcione who showed great technical ability. The concert ended with a great final jointly with Toussaint who as usual masterly ‘embroidered’ the tones.
Filomena Campus is an international artist well- known as jazz vocalist and also as theatre director. She has toured and collaborated with top UK jazz musicians including Evan Parker, Guy Barker, Orphy Robinson, Byron Wallen, Cleveland Watkiss, Jean Toussaint, Antonio Forcione and the London Improvisers Orchestra.
In 2010 Filomena founded the ‘Filomena Campus Quartet’ with Steve Lodder, Dudley Phillips and Winston Clifford and “Jester of Jazz” is their new original project. In these days they are touring in Germany, Italy and Croatia.
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Interview with Filomena Campus on Thelonious Monk, London Riverside Studios
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4 Star review on Misterioso directed by Filomena Campus
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Article about free improvisation: Filomena Campus & Cleveland Watkiss Vocal Duo
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Jester of Jazz in Munich ITALIENISCHE WOCHE
Filomena Campus im Night Club Tag zwei dieser italienischenWoche im Night Club. Heute gibt es den wahrscheinlich intellektuellen Höhepunkt der Reihe zu bewundern: Filomena Campus. Die Dame ist nämlich nicht nur Sängerin und stellt ihr aktuelles Album „Jester of Jazz“ vor, sondern auch Theaterregisseurin und Universitätsdozentin. Aber keine Angst:Wenn Filomena auf die Buhne steigt, wird das kein Oberseminar über neue Ansätze der Jazzforschung, sondern eine sinnlich swingende Performance. Night Club (Bayerischer Hof), Promenadeplatz 2-6, Munich WWW. ABENDZEITUNG.DE
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Per la rassegna stampa italiana e inglese sulla regia di Filomena Campus con la sua compagnia Theatralia a Londra clicca QUI
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