ITALIAN PRESS/ Stampa Italiana

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RAINEWS su Filomena Campus al London Jazz Festival 2016

 Il Mistero buffo del giullare del jazz-Incontro con Filomena Campus http://www.sardegnareporter.it/160626-2/

London Festival, c’è il jazz italiano. Ansa

London One Radio intervista a Filomena Campus  5/11/16 per la presentazione del concerto al London Jazz Festival il 15 Novembre 2016

La Nuova Sardegna

Una Navicella per la cantante jazz

L’importante premio consegnato alla vocalist Filomena Campus

MACOMER. Dopo Geppi Cucciari è la seconda macomerese che viene premiata con la Navicella Sardegna, premio giunto alla quattordicesima edizione e riservato a personalità sarde e non che hanno contribuito a dare lustro e valorizzare il patrimonio di civiltà, cultura e tradizioni come grande elemento distintivo dell’identità sarda.

Questa volta a essere premiata è stata la vocalist jazz Filomena Campus nel teatro Ceroli di Porto Rotondo nella rassegna organizzata dall’associazione “Sardegna oltre il mare”. L’artista macomerese, trapiantata dal 2001 a Londra, singer molto nota nella sfera del jazz sperimentale e dell’improvvisazione free sempre vicina alle sonorità mediterranee, è ormai considerata una delle voci di spicco del panorama jazzistico contemporaneo europeo anche per le sue collaborazioni con altri grandi artisti come i nostrani Antonello Salis e Paolo Fresu e altri importanti musicisti.

Cittadina del mondo, dopo aver frequentato le scuole superiori a Macomer si è laureata in lingue e letteratura straniera all’Università di Cagliari e attualmente a Londra si occupa anche di composizione, e non solo. Si dedica pure alla regia e alle produzioni teatrali.

Filomena Campus, tuttavia, nonostante i successi, non ha mai dimenticato le sue origini organizzando anche l’importante festival “My jazz island”, un ponte tra la cultura della Sardegna e della Gran Bretagna, un progetto che unisce le due isole, quella di nascita e quella di adozione.

 

La Repubblica – My Tube Enrico Franceschini

La musica è un ponte tra la Sardegna e il mondo

Paolo Fresu, il grande trombettista jazz sardo, ha scritto le note di copertina di “Scaramouche”, ultimo album della cantante sarda Filomena Campus (suoneranno insieme la settimana prossima al Pizza Express Jazz Club di Soho). Parole molto belle e poetiche. Eccone un estratto:
“Sentendo questo nuovo lavoro si ha la netta impressione di assistere a un percorso che è logico e consequenziale. Percorso fatto di artigiana passione e puntigliosa ricerca. Se il mondo del teatro e della scrittura permea tutto il disco con testi dai plurisignificati è l’origine del progetto a gettare le basi della complessa Sinfonia. Un sottile duo di voce e chitarra amplifica le corde dei due strumenti per farli diventare una grande orchestra, impreziosita dalle ultime note strazianti di Kenny Wheeler (leggenda del jazz inglese, scomparso poche settimane fa, ndr). La ricerca timbrica è al centro di questo lavoro e segna in modo profondo quel rapporto tra ancestrale e contemporaneo che da sempre è nella poetica di Filomena e Giorgio Serci, gettando così, ancora una volta, un ponte ideale tra la Sardegna e il mondo. I loro rimandi sono non solamente all’isola incastonata nel Mediterraneo, ma anche al Brasile di Hermeto Pascoal, a Jack Hirshman o Maria Carta… La voce e la musica si perdono così nella notte dei tempi e delle geografie, e Filomena e Giorgio adagiano sulle loro spalle, con viva coscienza, il pesante fardello dell’insularità, laddove luoghi, voci, vento e ombre diventano gli oggetti introspettivi del loro nuovo viaggio. Se i confini dell’isola si allargano al mondo, nel sentire Scaramouche si ha l’impressione che la storia continui. Avviluppata in se stessa e pronta a spiccare un altro volo verso l’ignoto”. Nov 2014
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MUSICA: FILOMENA CAMPUS LANCIA FESTIVAL A LONDRA CON FRESU

TRE SERATE DI GRANDE JAZZ, ‘MAESTRI ITALIANI E INGLESI’

(ANSA) – LONDRA, 7 NOV – IL GRANDE JAZZ ITALIANO ARRIVA A LONDRA. LA CANTANTE FILOMENA CAMPUS HA PRESENTATO LA SECONDA EDIZIONE DEL ‘MY JAZZ ISLANDS FESTIVAL’ ALL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA NELLA CAPITALE BRITANNICA. NELLE TRE SERATE (10-11-12 NOVEMBRE) SI ESIBIRANNO AL PIZZA EXPRESS JAZZ CLUB ALCUNI FRA I MAGGIORI ARTISTI ITALIANI E INTERNAZIONALI, FRA CUI PAOLO FRESU, ANTONELLO SALIS, ANTONIO FORCIONE, ORPHY ROBINSON E CLEVELAND WATKISS.

“IL FESTIVAL E’ UN MODO PER UNIRE GRANDISSIMI MUSICISTI ITALIANI CON MUSISTI DELLO STESSO LIVELLO QUI IN INGHILTERRA – HA DETTO CAMPUS ALL’ANSA – IL PROGETTO E’ QUELLO DI PORTARE A LONDRA QUELLI CHE PER ME SONO STATI I MAESTRI, I MIEI EROI, COME PAOLO FRESU E ANTONELLO SALIS, E ANCHE CREARE NUOVE COLLABORAZIONI”. FILOMENA SARA’ IMPEGNATA IN TUTTE LE TRE SERATE IN ESIBIZIONI CHE PROMETTONO DI ESSERE ALL’INSEGNA DELL’IMPROVVISAZIONE E ANCHE DELLE SONORITA’ MEDITERRANEE. QUELLA DI CAMPUS E FRESU, DUE SARDI DOC, E’ UN’AMICIZIA DI VECCHIA DATA, BASATA SU STIMA RECIPROCA E COSTANTI COLLABORAZIONI MUSICALI. FRESU IN PASSATO ERA STATO A LONDRA COME OSPITE DI ‘JESTER OF JAZZ’, UN PROGETTO MUSICALE POI TRADOTTOSI IN ALBUM CHE MESCOLA IL JAZZ ALLA MUSICA TRADIZIONALE SARDA E ALLA SUA POESIA. IL ‘MY JAZZ ISLANDS FESTIVAL’, IN COLLABORAZIONE CON L’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA, L’ITALIAN BOOKSHOP, SUONA ITALIANO E INTERMEZZO, NON POTEVA CHE APRIRSI CON LA PROIEZIONE DI UN DOCUMENTARIO SUL CELEBRE TROMBETTISTA, DAL TITOLO ’365 PAOLO FRESU, IL TEMPO DI UN VIAGGIO’. IL REGISTA ROBERTO MININI MEROT HA SEGUITO L’ARTISTA PER UN ANNO IN TUTTO IL MONDO, RACCONTANDONE LA VITA E LE ESIBIZIONI. (ANSA)

Suona italiano”, Londra incontra Sardegna e suo jazz
(AGI) – Londra, 7 nov. – Avra’ inizio lunedi’ sera il “My Jazz Islands Festival”, organizzato dall’artista sarda, ma residente a Londra da anni, Filomena Campus. Una tre giorni che rientra nell’ambito di “Suona italiano”, la rassegna voluta da Fondazione Musica per Roma e realizzata in collaborazione con l’ambasciata italiana nel Regno Unito e gli Istituti italiani di cultura di Londra e Edimburgo. La rassegna di “Suona italiano” rientra inoltre nell’ambito delle celebrazioni per il semestre di presidenza italiana dell’Unione europea e in questi mesi portera’ nei teatri e in altri luoghi dediti alla cultura oltre cento eventi in 33 diverse citta’ britanniche.

“Il mio obiettivo e’ creare un ponte fra due isole, la Sardegna e la Gran Bretagna – ha spiegato Campus – e speriamo che questo evento possa essere anche di stimolo alla conoscenza della mia isola da parte dei britannici”. Realizzato al London Jazz Club Pizza Express di Soho, nella capitale britannica, il festival nella sua versione londinese e’ giunto alla sua seconda edizione. Celebrato anche dalle riviste jazzistiche britanniche, il festival vedra’, nella sua prima serata, Filomena Campus e Antonello Salis’ All Stars Band, con, come ospiti speciali, Antonio Forcione, Cleveland Watkiss, Adriano Adewale e il giornalista italiano Antonio Di Bella, che per una sera abbandonera’ gli abiti da corrispondente all’estero per indossare quelli del musicista. Martedi’ 11 novembre, invece, sara’ la volta di Filomena Campus QT & Special Guest Antonello Salis, con musicisti come Steve Lodder, Dudley Phillips, Adriano Adewale e Antonello Salis. Mercoledi’ 12 sara’ l’occasione per il lancio dell’ultimo album di Filomena Campus e Giorgio Serci, “Scaramouche”, con anche Giorgio Serci, Adriano Adewale, Orphy Robinson e con la partecipazione straordinaria del trombettista sardo Paolo Fresu, uno degli artisti isolani piu’ di successo nel panorama internazionale.
“Nell’album – ha spiegato Campus presentando l’evento – c’e’ anche un ‘solo’ del grandissimo Kenny Wheeler, recentemente scomparso”. Anche Paolo Fresu si e’ detto “orgoglioso” della serata di mercoledi’ prossimo con Campus. “Filomena e’ una grande amica – ha spiegato l’artista, anche testimonial della campagna dell’Enit per la promozione del Belpaese – e Londra e’ una piazza magnifica per il jazz”. Ieri sera all’Istituto italiano di cultura di Londra, diretto da Caterina Cardona, e’ stato anche proiettato il film “365 Paolo Fresu, il tempo di un viaggio”, dedicato al grande artista sardo e diretto da Roberto Minini Merot. (AGI)

La Repubblica

Jazz Islands Festival, a Londra musica e poesia parlano italiano

In corso la rassegna nata in sardegna e approdata adesso in Inghilterra. La base è presso lo storico Pizza Express Jazz Club, i protagonisti si chiamano Stefano Benni, Paolo Fresu, Filomena Campus. Un mix di parole e note, non solo per la comunità italiana


LONDRA - Una settimana di jazz e poesia con Stefano Benni, Paolo Fresu e Filomena Campus porta una ventata di spettacolo e cultura italiani sotto il Big Ben. Si chiama Jazz Islands Festival, nasce in Sardegna per approdare ora per la prima volta in un’isola più grande ma pur sempre isola, la Gran Bretagna, avendo come base uno dei locali storici di Londra, il Pizza Express Jazz Club, scantinato nel cuore di Soho da cui sono passate generazioni di artisti e musicisti. L’idea è quella di portare i colori, i versi e le passioni del nostro paese in Inghilterra con un formato nuovo, un mix di parole e musica, di concerto e teatro, rivolto non solo alla folta comunità italiana di Londra (200 mila residenti permanenti più almeno altrettanto di passaggio: una Bologna o una Cagliari, per fare riferimento ai protagonisti della kermesse, trapiantate lungo le rive del Tamigi), ma anche agli inglesi che già conoscono le star di questa rassegna e al formidabile pentolone multietnico della metropoli.

Il “Festival Jazz delle Isole”, Sardegna e Regno Unito appunto, aveva già avuto una prima tappa di successo in giugno a Cagliari, ospitato da Fpj (Forma e Poesia nel Jazz). Adesso si sposta a Londra con tre serate a partire da stasera al Pizza Express di Soho, una all’Istituto di Cultura Italiano diretto da Caterina Cardona, che sta diventando uno dei nuovi punti di riferimento per la cultura del nostro paese in Inghilterra, e una all’Italian Bookshop di Ornella Tarantola, che è già da anni un porto italiano nella capitale britannica. Dalla Sardegna vengono Fresu con la sua magica tromba e Filomena Campus, cantante jazz, autrice di testi e regista teatrale, che è poi la mente e organizzatrice del festival, un’italiana trapiantata a Londra che fa da ponte fra i due paesi e le due esperienze. E alla Sardegna è strettamente legato da anni anche Benni, che ci passa le estati presso la cooperativa di pescatori suoi amici e la frequenta abitualmente con i suoi reading e presentazioni di libri.

Fresu, paragonato di recente dal New York Times a Miles Davis, e Filomena, descritta dai critici come “una sciamana della musica”, oltre ad avere diretto le opere di Dario Fo e Franca Rame, e dello stesso Benni, nei teatri di Londra, con Giorgio Serci alla chitarra, Adriano Adewale alle percussioni e Sonia Peana (dell’Alborada String Quartet) al violino, sono l’appuntamento di questa sera. Di nuovo la Campus con il suo quartetto e Paolo Fresu saranno sullo stage del Pizza Express domani sera. Mercoledì sarà la volta di Benni, con il suo recital di poesie e teatro, affiancato sempre dalla Campus con i suoi musicisti. Dello scrittore italiano, il suo collega romanziere Jonathan Coe scrive sul Guardian che quando appare in pubblico sembra “più una rock star che un poeta”. Ma è un verso di una poesia di Stefano lo slogan del Jazz Islands Festival: “Non vorrei mai che quel che finisce bene finisca”.

LA NUOVA

Campus e Salis, un duo di alta classe

A Sassari la cantante e il pianista protagonisti di un riuscitissimo jazz live

Filomena Campus e Antonello Salis: che spettacolo. Li abbiamo visti insieme l’altra sera al Teatro Civico per il secondo appuntamento del cartellone “Voci di donna” organizzato per il decimo anno successivo dalla cooperativa Teatro e/o Musica con la direzione artistica di Stefano Mancini.

Spettacolo difficile ma straordinariamente interessante e stimolante. Tanto che il pubblico (che ha riempito la platea e buona parte dei palchi) è rimasto inchiodato alle poltrone fino alla fine del concerto. Il clou della serata è stata l’interpretazione di uno storico brano scritto nel 1966 per la cantante Cathy Barberian , “Stripsody”, una composizione fondata sulle onomatopee dei fumetti: Gulp, Sob, Crash, Dlin Dlin, Slurp, Crunch e via fumettando. Suoni trascritti in una sorta di pentagramma simile a quelli dei bambini. Composizione che potrebbe apparire come un facile divertissment, ma che scarica sulle spalle dell’interprete il peso di una elaborazione canora complessa e insidiosa. E Filomena Campus, con la complicità di Antonello Salis, è riuscita, dalla trama larga dei Gulp e Splash a ricostruire un tessuto sonoro raffinato e coerente, a tratti dolce e talvolta effervescente e perfino esplosivo. Una interpretazione molto apprezzata dal pubblico anche se molti non si attendevano che nella serata ci fosse spazio per un brano di musica contemporanea. Ma d’altronde, oggi in Europa, che cosa è il jazz se non quel crogiuolo in cui convivono e si fondono spunti che prevengono dalla elaborazione della musica afroamericana con quelli che provengono dalla accademia colta europea fino a suggestioni di derivazione etnica e popolare? E in un tale ambito, ormai, naviga Antonello Salis che subisce il fascino dei grandi pianisti creativi neroamericani (Cecil Taylor, in primis) mentre Filomena Campus sembra più coinvolta nelle esperienza della musica radicale inglese il cui verbo assoluto si chiama “Improvvisazione”. E in questo terreno Filomena si muove a proprio agio, con leggerezza e maestria. Entro questi confini sono nate le interpretazioni offerte dal duo Campus-Salis, l’altra sera al teatro Civico. Antonello che spinge il pianoforte nelle vertiginose vette delle sonorità ricavata dall’uso percussivo delle corde dello strumento o della fisarmonica. Filomena che usa la voce come uno strumento musicale in perfetta sintonia col pianista. Una dozzina, in tutto, i brani proposti tra composizioni di Salis, l’omaggio a Franca Rame (su testo di Stefano Benni) o al brasiliano Egberto Gismonti. Il risultato è stato di grande livello musicale e culturale che ha meritato i calorosi applausi del pubblico. P.Porcu. 20 Sett 2014

RECENSIONE del CD JESTER OF JAZZ su MUSICA JAZZ

‘Qui l’eleganza regna suprema, accanto a una ricerca filologica ben annodata con le evoluzioni della musica contemporanea e al jazz cantautorale sottolineato dalla camaleontica voce di Filomena Campus. Sarda di nascita, inglese d’adozione dal 2001, la Campus si muove tra teatro, musica e insegnamento universitario, dando trasparente prova di saper far coincidere nel jazz tutte queste abilità. È un menestrello che parla delle sue origini, come nel canto tradizionale No potho reposare, solare e innervata sulle variazioni dei timbri della vocalist. Gli altri brani sono originali, perlopiù a firma della leader (luminosa anche nelle parole), di Steve Lodder e Dudley Phillips, con liriche anche ispirate dai moderni cantori della letteratura italiana, come la pirotecnica ninna nanna Hoos Foos, che attinge alla produzione di Stefano Benni, o la forza espressiva, anche nelle omofonie della vocalist, di Queen Of Clown, con l’onirico testo di Franca Rame. La prosodia di Filomena Campus è naturale e la sua voce riesce a coniugare generi e stili musicali con una facilità disarmante’. Ayroldi, Giugno 2011

FILOMENA

Filomena Campus, la gioia di cantare e interpretare la magia del jazz

www.ladonnasarda.it  Valentina Orgiu 19 Agosto 2014

MUSICA

Sarà forse il nome, Filomena, che richiama alla mente l’omonima protagonista della commedia di Eduardo De Filippo, a conferirle innata teatralità. Sarà forse la sua sardità e la proverbiale cocciutaggine della terra natìa a trasmetterle il temperamento che l’ha aiutata ad affermarsi nella scena internazionale. Ma è stata sicuramente la sua voce, melodiosa e camaleontica, a farne una delle interpreti più apprezzate del jazz contemporaneo.

Originaria di Macomer, con trascorsi a Cagliari, ma da anni cittadina del mondo in viaggio tra Berlino e Londra, Filomena Campus è una singer molto nota nella sfera del jazz sperimentale e dell’improvvisazione free. Ha collaborato con musicisti di indiscussa fama come Paolo Fresu, Evan Parker, Kenny Wheeler, Antonello Salis, Orphy Robinson, Guy Barker, Jean Toussaint, Byron Wallen, Cleveland Watkiss, Huw Warren, Martin France, Pietro Tonolo, Antonio Forcione, Andreas Schmidt, Tony Kofi e la London Improvisers Orchestra, con cui ha registrato live il cd Improvisations For George Riste.

filomena campus photo by Marco Colombino

Nemo propheta in patria, Filomena si è da tempo riconciliata con la Sardegna dove trascorre le vacanze quando i suoi impegni da vocalist jazz, compositrice, regista e producer teatrale glielo consentono. Divisa tra jazz e teatro, ultimamente si è dedicata a nuovi progetti musicali. «Ma per me è impossibile, oggi, distinguere l’uno dall’altro», ammette Filomena, in procinto di ripartire per Londra dove vive da tredici anni.

«Sono due passioni assolutamente unite nel mio lavoro perchè nei miei concerti è presente molto teatro, e nel mio teatro è presente tantissima musica per cui, alla fine, sono diventate una cosa sola. E non potrebbe essere diversamente, considerato che le mie radici teatrali sono dentro ogni nota che canto».

Questa poliedrica artista, giullare del jazz come ama definirsi, così blues, solare e originale, ha ideato e creato nel 2013 il festival My Jazz Islands e si appresta a proporre, il prossimo novembre, la seconda edizione dell’appuntamento internazionale realizzato in collaborazione con il Pizza Express Jazz Club Soho a Londra. «Sono molto orgogliosa di portarci un pezzo della mia Sardegna, con amici e musicisti meravigliosi come Paolo Fresu e Antonello Salis. Mi piacerebbe molto far incontrare le migliori espressioni delle due isole, cercando di favorire una collaborazione tra artisti inglesi ed italiani che non si sono mai incontrati prima».

All’interno del Festival, lo scorso anno, ha presentato la premiere di Italy vs England, il nuovo progetto del Filomena Campus Quartet (Steve Lodder, Dudley Phillips e Martin France) insieme allo scrittore e poeta Stefano Benni, riscuotendo un grandissimo successo di pubblico e critica. Ma la vera consacrazione arriva nel 2009 quando Filomena Campus cura la regia ai prestigiosi Riverside Studios di Londra, dello spettacolo “Misterioso” di Stefano Benni su Thelonious Monk, che ha tradotto e adattato con la sua compagnia Theatralia e alcuni dei nomi piu importanti del jazz britannico. Sponsorizzato dall’Arts Council England, ha ricevuto ottime recensioni dai media inglesi e italiani.

Nel 2008 Theatralia ha presentato Misterioso al prestigioso Edinburgh Festival. Nel 2006 Campus ha curato a Londra la regia di U238 di Marco Paolini e nel 2005 ha messo in scena per tre settimane di repliche “Not in My Name”, un adattamento del testo dei Living Theatre al Camden Peopleís Theatre, teatro sperimentale di perfomance art al centro di Londra. Nello stesso anno ha vinto il Premio Maria Carta in Italia.

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“Cantante e regista teatrale, in bilico tra avanguardia e jazz con riferimenti alla tradizione sarda, dotata di grande tecnica e di un registro vocale ampio, caldo, ma anche penetrante e vigoroso”. Gabriele Longo, Chitarra Acustica magazine

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la NUOVA Nov 2013

ARTICOLO ANSA SU MY JAZZ ISLANDS A LONDRA.
Jazz italiano a Londra,con Fresu,Filomena Campus e Benni Musica e poesia per l’evento ‘My jazz islands festival’ LONDRA (ANSA) – LONDRA, 12 NOV – Tutto esaurito per la prima delle tre serate ‘italiane’ di Jazz e poesia ieri a Londra con i jazzisti Paolo Fresu e Filomena Campus e lo scrittore Stefano Benni, per ‘My Jazz islands Festival’, la versione londinese del ‘Festival Jazz delle Isole’ che dopo il successo di giugno a Cagliari, e’ approdata su un’altra isola che con quelle italiane non puo’ che cercare e trovare il dialogo, anche dal punto di vista artistico. Cosi’, fino a mercoledi’, questa speciale rassegna ha trovato ‘casa’ al Pizza Express Jazz Club di Soho, per rievocare il calore e i coloio della Sardegna e i suoi suoni. Sul palco e’ salito (e torna oggi) il trombettista Paolo Fresu, guest star insieme con la violinista Sonia Peana, ospiti d’eccezione di ‘Duos’, il progetto artistico di Filomena Campus e Giorgio Serci. Cantante, autrice e regista teatrale la prima, chitarrista e compositore il secondo, insieme per mettere in musica la loro Sardegna, terra d’origine che accomuna i due artisti di base a Londra. Con loro il percussionista brasiliano Adriano Adewale. Filomena Campus, cui va la ‘maternita” di questa speciale iniziativa, torna oggi al Pizza Express con il suo quartetto, per ‘Jester of Jazz’ che vedra’ di nuovo il contributo della tromba di Paolo Fresu. Mentre domani la musica si fondera’ con la poesia e la leggera follia di Stefano Benni, per un match d’eccezione ‘Italy Vs England’ raccontato nell’inconfondibile stile dello scrittore e narratore italiano. L’evento ‘My Jazz island’ e’ stato introdotto all’Istituto di cultura italiano a Londra con la proiezioni del film documentario di Gianfranco Cabiddu ‘Passaggi di tempo’, che racconta storia e i protagonisti del cine-concerto ‘Sonos ‘e memoria’. Sonia Peana e Paolo Fresu hanno inoltre regalato ai piu’ piccoli una domenica pomeriggio molto speciale, tenendo sempre all’Istituto il loro workshop musicale per bambini raccontato anche in ‘Nidi di Note’, il libro più cd con le filastrocche dello scrittore Bruno Tognolini pubblicato l’anno scorso da Carlo Gallucci editore, parte del progetto di Sonia Peana, specializzata in didattica della musica, per permettere anche ai piccolissimi di avvicinarsi alle note nel modo piu’ naturale, poetico e giocoso.

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La Nuova Sardegna 16-06-13_2

CORRIERE DELLA SERA

CorriereSera

Intervista su Musica Jazz
Intervista su Musica Jazz

La Nuova - Gennaio 2011
La Nuova – Gennaio 2011

Articolo Unione Sarda - 2011

Clicca Qui per il video di Filomena Campus ospite di TGR RAI Sardegna Buongiorno Regione

Articolo su Giullare del JazzLa Nuova Sardegna, Maggio 2010:

Intervista a Filomena Campus – Unione Sarda, Maggio 2010

Clicca qui per ascoltare la puntata di 28 MINUTI del 20_04_2012  trasmissione radio di  Barbara Palombelli RADIO 2 RAI 28 Minuti dedicata a Filomena Campus (20/04/2012)

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28 Minuti 20 giugno 2013  Barbara Palombelli nella trasmissione 28 Minuti RADIO 2 RAI su My Jazz Islands

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Clicca Qui per ascoltare lo speciale su My Jazz Islands del programma radio inglese  Notes and Tones su Solar Radio UK

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“Filomena Campus è una cantante sarda che vive a Londra dal 2001. Si trova bene in quel crogiolo di culture, luogo ideale per il suo jazz che non dimentica “la storia delle voci sarde che si perde nella notte dei tempi”, come scrive Paolo Fresu. Chi l’ha sentita e vista cantare dal vivo (mi riferisco, per quanto mi riguarda, a Roccella 2008) non ha più dimenticato la sua voce versatile, cangiante e ammirevole sempre, sottolineata da una splendida presenza scenica. La presenza non c’è in questa “giullarata di jazz”, ma basta l’ascolto per entusiasmarsi” Franco Fayenz sul CD Jester of Jazz

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“Filomena è l’eleganza e lo stile con un guizzo di tempestiva prontezza nel non dimenticare le origini di un canto che dopo tanto viaggiare, cercare, mutare, è ora suo ma nello stesso tempo di tutti” Massimo Nunzi

MUSICA: FRESU A LONDRA CON FILOMENA CAMPUS E QUARTETTO

JAZZ CON RADICI SARDE SUL PALCO DEL PIZZA EXPRESS JAZZ CLUB

(ANSA) – LONDRA, 30 OTT – Le sonorita’ sarde rivisitate in chiave jazz e arricchite con poesie e momenti teatrali approderanno domani al Pizza Express Jazz club di Londra, dove si esibiranno la cantante Filomena Campus e il suo quartetto, con il grande trombettista Paolo Fresu in qualita’ di special guest. Quella di Campus e Fresu, due sardi doc da anni residenti all’estero (lui a Parigi, lei tra Berlino e Londra) e’ un’amicizia di vecchia data, basata su stima reciproca e costanti collaborazioni musicali. Fresu era gia’ stato a Londra come ospite di ‘Jester of Jazz’, un progetto musicale poi tradottosi in album che mescola il jazz alla musica tradizionale sarda e alla sua poesia, con una strizzata d’occhio al teatro, altra passione di Campus, giunta a Londra 11 anni fa proprio in qualita’ di regista teatrale. Di ‘Jester of Jazz’ Fresu ha anche firmato le note di copertina, in cui afferma che ”la nuova idea del jazz odierno non puo’ prescindere dalla impellente necessita’ di rintracciare le proprie radici quando queste esistono e sono cosi’ profonde”. Ed e’ proprio questo che Campus ha fatto, mettendo in piedi uno spettacolo che vedra’ il suo quartetto – Steve Lodder al piano, Dudley Phillips al contrabbasso e Martin France alla batteria – suonare, oltre a brani propri, anche un arrangiamento di un grande classico della musica popolare sarda, ‘No Potho Reposare’. Campus recitera’ inoltre una poesia di Stefano Benni dedicata a Franca Rame e i versi di ‘Ombre’ di Maria Carta. Nello show, anche tanta improvvisazione, maschere e i nasi rossi da clown, per un momento da veri ‘giullari’ del jazz. (ANSA).


JAZZITALIA

INTERVISTA CON FILOMENA CAMPUS

Quattro chiacchiere con…Filomena Campus
agosto 2011
A cura di Alceste Ayroldi

Dalla Sardegna a Londra il passo non è proprio breve. Come e perché sei approdata in Inghilterra?

Nel 2001 ho deciso di lasciare la Sardegna per un Master in regia teatrale alla University of London (Goldsmiths College). Un’esperienza che mi ha fatto crescere e che mi ha permesso di conoscere registi e artisti che hanno fortemente influenzato il mio lavoro teatrale e musicale. Quell’anno ho avuto la fortuna di incontrare musicisti del calibro di Orphy Robinson, Rowland Sutherland, Jean Toussaint, Dudley Phillips, Guy Barker. Oltre a splendide amicizie, sono nate solide collaborazioni musicali che hanno dato e stanno dando ancora molti frutti. Anche se Londra è una città molto difficile mi sono sentita accolta e incoraggiata nei progetti sia teatrali che musicali, e arricchita enormemente dalla realtà multiculturale londinese. Non sono più riuscita a tornare.

Vocalist, regista teatrale, docente universitaria: quale è il tuo background culturale?

Ho una laurea in lingue e letterature straniere con una specializzazione in semiotica del teatro. L’arte, la comunicazione, il teatro e la musica sono le mie grandi passioni e negli ultimi anni sono riuscita a fondere questo aspetto ‘multimediale’ del mio lavoro in progetti importanti. Ho insegnato regia teatrale, live art e performing arts per diversi anni in alcune università inglesi, ma dallo scorso anno ho deciso di concentrarmi solo sulla parte creativa e ho quindi lasciato il contratto di insegnamento. La parte accademica continua a interessarmi, ma insegnare a tempo pieno richiede una dedizione che il mio amore per la musica non mi permette più.

Quale è stato l’anello di congiunzione con il jazz?

L’amore per il jazz c’e’ sempre stato, ma la spinta fu l’incontro con Paolo Fresu e Maria Pia De Vito ai seminari jazz di Nuoro. Capii immediatamente che il jazz era la mia strada, e la mia vita cambiò radicalmente. Ho sempre portato avanti lo studio della letteratura, del teatro e della musica su binari diversi. Solo a Londra c’è stata una vera e propria fusione, con la sperimentazione e la scoperta di nuove realtà, come ad esempio il free di Evan Parker e della London Improvisers Orchestra, in cui l’aspetto performativo era esplorato nel suo rapporto con i suoni a volte viscerali e i ritmi sparsi, irregolari. L’aspetto ‘rituale’ della performance, la magia che si crea sul palco nel rapporto tra performer e ‘spett-attore’ mi ha sempre affascinato ed è un aspetto che esploro e curo particolarmente nei miei concerti.

Tu sei una esploratrice della voce. Rispetto al passato, secondo il tuo giudizio, quali sono le strade della sperimentazione? Cosa c’è di nuovo?

Mi interessa l’uso della voce come strumento, la ricchezza infinita di suoni che vengono troppo spesso limitati all’uso della ‘parola’ nella melodia e qualche lieve variazione. Ho una stima immensa per chi sperimenta e sa osare. Ho avuto una grande maestra come Maria Pia De Vito, e sicuramente anche Maria Joao, Sheila Jordan, Betty Carter, Norma Winstone hanno avuto un ruolo importante nella mia formazione. Devo dire che, a parte rari casi come Cleveland Watkiss, ultimamente non ho incontrato vocalists interessati a uscire dagli schemi del jazz vocale tradizionale, mainstream. E trovo ancora ispirazione nelle opere per me visual-vocal di Lauren Newton, Ursula Dudziak, Jay Clayton

Da “inglese”, un tuo giudizio sul jazz italiano…

Elegante, melodico, poetico, emozionante.

Da “italiana”, un tuo giudizio sul jazz inglese, europeo e americano…

Nel jazz inglese ci sono diverse ‘categorie’ che vanno dal jazz più tradizionale e americaneggiante di Guy Barker, più vicino a Marsalis, a quello piu europeo di Andy Sheppard o John Taylor, a quello ritmicamente e armonicamente complesso che ha radici nel jazz americano di Jean Toussaint o jamaicano/africano nelle incredibili composizioni di Orphy Robinson, Rowland Sutherland, Denise Baptiste, Byron Wallen…una varietà che è lo specchio di una società con radici lontane e molto diverse.

Nel 2003 hai fondato il collettivo Theatralia: ce ne vorresti parlare?

Theatralia è un collettivo di artisti che sperimenta sul testo attraverso teatro fisico, digital art, live art, musica e multimedia. Il gruppo cambia a seconda del progetto, e dal 2005 abbiamo realizzato produzioni di successo che hanno avuto importanti riconoscimenti come la sponsorizzazione dell’Arts Council England, che ha finanziato produzioni come U-238 (adattato dallo splendido testo di Marco Paolini, che ha assistito allo spettacolo al Camden People’s Theatre), e Misterioso di Stefano Benni ai prestigiosi Riverside Studios (teatro storico in cui recitarono da Samuel Beckett a Dario Fo). Tra un progetto e l’altro organizzo gli ‘Interludes’ di Theatralia, degli happenings di improvvisazione totale che coinvolgono musicisti, attori, danzatori e visual artists come Sdna (www.sdna.tv) con cui collaboro da molti anni.

Quanto di “teatralità” c’è nelle tue composizioni? Ti senti più cantante o attrice?

La mia scrittura è molto ‘teatrale’, a volte creo dei veri e propri personaggi, come la cattivissima creatura del brano ‘Hoos Foos’ per la quale indosso una mezza maschera durante il concerto. Nella tradizione della commedia dell’arte la ‘half mask’ ha proprio la caratteristica di essere umana solo a meta’, per cui l’altra parte e’ irriverente e non conosce regole, come quella di Arlecchino. Ho notato che gli spettatori e soprattutto i bambini si spaventano, ma restano ad ascoltare curiosi, quasi ipnotizzati fino alla fine del pezzo, fino a quando cioè tolgo la maschera. Reazioni diverse si hanno quando improvviso come in un ‘grammelot’ con il naso rosso da clown. Mi sento più cantante, anche se mi rendo conto che la regista e’ sempre presente. Forse un po’ brechtianamente.

Jester Of Jazz (Giullare del Jazz), il tuo lavoro discografico racconta il tuo ruolo nella musica, nell’arte?

Sicuramente. Mi sento giullare come nel significato originale del termine, che fu il motivo del premio Nobel a Dario Fo, “che nella tradizione dei giullari medievali fustiga il potere e riabilita la dignità degli umiliati”. Come artista mi sento responsabile dei tempi che stiamo vivendo e credo che ogni possibilità di riflettere, anche se attraverso un naso rosso o una dolce canzone, possa essere importante e produca qualche beneficio, o almeno un dubbio, un punto di domanda nella mente dello spettatore. Credo che in questo caso l’insegnamento di maestri come Boal, Barba, Brecht, DV8, Complicite, Bausch e tanti altri si sia radicato nella mia esperienza quotidiana e nel mio lavoro. Franca Rame, in una nota al testo che ho scritto per lei, Queen of Clowns, mi ha fatto riflettere molto su questo aspetto, ricordandomi che se ho qualcosa da dire non devo sussurrarlo ma avere il coraggio di dirlo a piena voce.

Un lavoro che si ritaglia il ruolo di crocevia tra jazz, contemporanea e teatro: come è nato?

Per anni mi sono posta il problema di essere troppo ‘eclettica’, di trovare il modo e il tempo necessario per curare ogni aspetto in modo professionale. Quando ho smesso di pormi troppi problemi ho capito che invece questa’ e’ proprio la mia forza, il mio talento, sono semplicemente io. Il primo frutto di questa accettazione o consapevolezza è proprio l’album Jester of Jazz.

Anche Paolo Fresu ha voluto contribuire “live” al tuo lavoro. Quale è stato il suo valore aggiunto?

Oltre a un’autentica amicizia nutro per Paolo grande stima e gratitudine. E’ stato, e continua ad essere, un esempio sotto molti punti di vista, dal suo amore per il jazz a quello per la nostra Sardegna. Nelle sue note di copertina al mio Cd ha colto un lato che io non avevo ancora messo a fuoco nella mia musica, cioè le radici sarde, gli echi delle voci ancestrali delle madri, che ritrovo, stupita e a volte commossa, nel mio canto.
La presentazione del disco a Londra per due concerti insieme (al Pizza Express di Dean Street) ha arricchito i nostri brani di un suono unico che si e’ sposato magnificamente con i testi, con le armonie, e che ha portato l’improvvisazione in direzione inaspettate, sorprendenti. Spero davvero che sia solo l’inizio di future collaborazioni.

Pensi di ritornare in Italia?

Torno spesso in Italia, la mia famiglia vive in Sardegna e le radici sono molto forti. Ora vivo tra Londra e Berlino e devo confessare che, almeno per ora, non ho un grande desiderio di tornare a vivere in Italia. In realtà mi sento assolutamente cittadina europea, mi sposto continuamente per concerti e viaggiare è una condizione in cui mi trovo a mio agio. Talora soffro per il mio paese, perché ha una bellezza di natura, arte e architettura che altri paesi non potranno mai avere, ma noto con molta amarezza un imbarbarimento negli ultimi anni, che a volte trovo imbarazzante. Spero però che ci sia un risveglio delle coscienze e che si ritrovino il gusto e l’eleganza che fino a non molto tempo fa ci appartenevano.

Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi, i tuoi programmi?

Sto lavorando a un nuovo progetto in duo con un bravo chitarrista di origini sarde che vive a Londra da molti anni, Giorgio Serci, con cui abbiamo già fatto alcuni concerti molto belli in Croazia e a Capalbio. In questo progetto ci sono composizioni completamente originali con musiche di Serci e testi miei, oltre a poesie e brevi testi di varie ispirazioni (Niki de Saint Phalle, Maria Carta, Jack Hirschman, Chico Buarque, Boal e altri…) Inoltre voglio tornare presto in studio di registrazione per un secondo cd con il quartetto.

La tua attuale playlist…

Soundsongs – Lauren Newton
Giornale di Bordo – Angeli, Salis, Murgia, Drake
Meu Caro Amigo – Chico Buarque
Ginga Carioca – Hermeto Pascoal
Chiaro – Luca Aquino
Un Giorno feriale – Pietro Tonolo
The conference – Nitin Sawhney
Crepuscule with Nellie – Norma Winstone
Brilliant Corners – Monk
Sonos e Memorias – Fresu
Pina Soundtrack – (Wim Wenders Film)

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Intervista di Guido Michelone a Filomena Campus su  MUSICA JAZZ

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‘La sua voce ha il calore del sole e i riflessi della musica dell’anima… Cantante di livello, dotata di swing e humour (…) Incanta il pubblico con una voce che conosce gli accenti del blues’ La Nuova

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‘La sua voce e’ uno strumento espressivo che raramente usa al servizio della parola. Non e’ scat ma qualcosa di piu viscerale.. Filomena raggiunge e cattura il suo pubblico comunicando espressivita’ da ogni parte del corpo’. Mary Brosnan, Londra

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Filomena vive e lavora a Londra: e britannici sono i musicisti (Lodder, Phillips, Clifford, Toussaint, Suthertland) che l’accompagnano in dieci brani composti dal gruppo e dalla Campus, la quale si esprime in inglese e italiano, fra poesia e suoni, smooth e vocalese, tra aperture soliste, testi impegnati, flessioni cantautorali, eleganza interpretativa, con richiami culturali espliciti via via a Dario Fo, Franca Rame, Stefano Benni, Thelonius Monk, Augusto Boal, Maria Carta e alle tradizioni isolane. ALIAS (settimanale culturale del Manifesto)

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‘Bellissima voce’ Franco Fayenz (critico jazz)

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‘Vocalist di grande musicalita’!’ Sebastian Scotney ‘The Telegraph UK

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‘Regista e cantante di talento’ Stefano Benni, Il Venerdi di Repubblica

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‘Una tra le piu avventurose e coraggiose jazziste/artiste/compositrici in UK!’ Cleveland Watkiss (Jazz vocalist, Vincitore del London Jazz Awards 2010)

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ANSA su JESTER OF JAZZ:

MUSICA: FRESU A LONDRA PER NUOVO ALBUM JAZZ FILOMENA CAMPUS
IN ‘GIULLARE DEL JAZZ’ LE RADICI TEATRALI DELLA CANTANTE

(ANSA) – LONDRA, 27 GEN – Il teatro e la commedia dell’arte, Samuel Beckett e Augusto Boal, la Sardegna e la musica di Maria Carta: sono queste alcuni dei filoni che hanno ispirato il nuovo album della cantante jazz italiana Filomena Campus, intitolato ‘Jester of Jazz’, ovvero il Giullare del Jazz e presentato ieri sera a Londra al leggendario Pizza Express Jazz club, con la partecipazione straordinaria del grande trombettista Paolo Fresu. Quello del Filomena Campus Jazz Quartet – Steve Lodder al piano, Dudley Phillips al contrabbasso e Winston Clifford alla batteria – e’ un album che parla delle origini e della storia artistica della cantante. ”L’album ha una radice decisamente teatrale, e’ nato unendo le mie due passioni, il jazz e il teatro”, spiega la Campus, la cui esperienza teatrale ha dato origine anche ad alcuni contributi di rilievo. ‘Queen of Clowns’, uno dei brani piu’ belli del disco, inizia con una poesia di Stefano Benni e continua con un testo scritto in collaborazione con Franca Rame. Sul palco la Campus e’ una sciamana della musica, che con ”la sabbia e il mirto nel sangue” incanta l’audience grazie ad una voce dall’espressivita’ viscerale e una presenza magnetica. I musicisti del suo quartetto sono tutti di altissimo livello, conosciuti a livello sia britannico sia internazionale e insieme hanno una sinergia perfetta e un affiatamento palpabile. I due ‘special guest’ di ieri sera – Fresu e il flautista Rowland Sutherland, uno dei piu’ eclettici e creativi del Paese – sono legati alla Campus da una lunga amicizia cosi’ come Jean Toussaint, uno dei piu’ grandi sassofonisti inglesi che si esibira’ dal vivo con la band questa sera. Sutherland e Toussaint hanno collaborato anche ad alcuni brani dell’album. (ANSA)

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“…Su tutte però Filomena Campus, che unisce presenza magnetica a una voce morbida e caldissima sostenuta da un trio di fuoriclasse (Lodder, Philips e Clifford).” Walter Porcedda, La Nuova Sardegna sul Jazz Expo 2011

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Italy vs England: Intervista a Stefano Benni e Filomena Campus

Stefano Benni e Filomena Campus

 

Benni e Campus: dall’indagine su Monk a “My Jazz Islands”

di Cristiano Sanna  (06 giugno 2013)

Un ponte sonoro tra due isole: la Sardegna e la Gran Bretagna. Una strada a doppio senso che immette energia creativa e apre prospettive di collaborazione tra artisti italiani e inglesi sulla rotta privilegiata Cagliari-Londra. Debutta il My Jazz Islands festival. Il 20, 21 e 22 giugno prima parte al Lazzaretto di Cagliari, dall’11 al 13 novembre ci si sposta al Pizza Express Jazz Club di Soho. Programma ricco, dedicato a Franca Rame, allestito dalla cantante, autrice e regista teatrale Filomena Campus insieme alla cooperativa Forma e Poesia nel Jazz, con la collaborazione di Ross Dines del Jazz Club londinese di Soho e il contributo dell’Istituto Italiano di Cultura nella capitale britannica. Qua tutti i dettagli degli eventi in cartellone, tra i quali citiamo la presenza del pianista e fisarmonicista Antonello Salis, del trombettista Paolo Fresu e di Stefano Benni, comprimario della Campus nello spettacolo Italy Vs. England che vede in scena il quartetto della cantante e sia Orphy Robinson che Cleveland Watkiss come ospiti. Un’intesa artistica, quella tra Benni e la Campus, che viene da lontano e si concretizza con lo spettacolo Misterioso, dedicato alla musica e alla straordinaria figura del grande pianista jazz Thelonious Monk. Ne abbiamo parlato con lo scrittore e la cantante.

Il festival unisce due città insulari diversissime tra loro. Ma c’è un tratto che in qualche modo le accomuna, musicalmente e da un più ampio punto di vista culturale?
Filomena Campus – “Credo siano fondamentalmente diverse, forse è per questo che mi piacciono entrambe e che mi sembra interessante costruire un ponte tra le due città attraverso la musica e l’arte. Sarebbe bello che il ponte venisse attraversato molto più spesso in entrambe le direzioni. Musicalmente mi sembra incredibile che un genio come Antonello Salis non sia conosciuto a Londra e allo stesso tempo che grandi musicisti inglesi, come quelli che arriveranno per il festival, siano sconosciuti dalle nostre parti. Spero di aiutare ad accorciare le distanze almeno dal punto di vita artistico”.

Centrale, nell’economia della rassegna, è lo spettacolo Italy Vs England. Potete darci qualche anticipazione in merito? In che modo avviene la continua trasformazione in scena dei musicisti in attori e viceversa?
Stefano Benni – “E’ uno spettacolo che unisce Shakespeare, David Bowie, Fabrizio De André e il rap, quindi è un viaggio tra i mostri e gli angeli italiani e inglesi”.

Filomena Campus - “E’ nato da un’idea di Benni. Lo mettemmo in scena al Roccella Ionica Jazz Festival nel 2008 con i musicisti che avevano partecipato al nostro Misterioso inglese. C’erano alcuni dei semi che abbiamo sviluppato in questi ultimi mesi con Benni e con i musicisti del mio quartetto inglese: Steve Lodder, Dudley Phillips, Martin France e Orphy Robinson special guest. Abbiamo tenuto il primo e l’ultimo brano della versione originale, uno pseudo rap surreale dal titolo God Save the Queen che questa volta sarà arricchito dalla musica scritta da Steve Lodder, e la spendida Creuza De Ma’ di De André, con la traduzione dal genovese di Benni e un arrangiamento raffinato di Dudley Phillips.  Ci sono brani molto divertenti, come Onehand Jack, la storia di un contrabbassista con una mano sola, in cui il nostro special guest Orphy Robinson reciterà la parte di Dio in un dialogo con lo stesso Benni. Il resto sarà una sorpresa”.

I semi che producono My Jazz Island vengono da Misterioso, lo spettacolo co-creato assieme a Stefano Benni. Perché l’omaggio a Monk e cosa può insegnarci oggi la sua parabola umana e artistica così particolare?
Filomena CampusMisterioso è stato frutto del”incontro con Benni, abbiamo fatto tre settimane di repliche ai Riverside Studios, uno dei teatri più importanti di Londra, siamo stati invitati anche al Festival di Edimburgo. Lo stile di Benni e la sua scrittura, soprattutto la sua poesia e il suo teatro, mi hanno sempre affascinato e colpito. Ha un lato surreale, pieno di fantasia, ironia, allegria con uno sfondo di cruda realtà e amarezza, in cui mi sento perfettamente a mio agio. Monk è un genio del jazz, che credo non sia stato riconosciuto come avrebbe dovuto. Ha sconvolto le regole lasciando perplessi anche molti suoi contemporanei che faticavano a stargli dietro e capire la sua musica. Non accettò mai compromessi, viveva solo per la sua musica, esplorando e sviluppando il proprio suono, la propria unicità”.

Stefano Benni – “Ogni artista ama ciò che non riesce ad afferrare fino in fondo e questo è quello che mi succede ogni volta che affronto Monk”.

Tempi di crisi, di pochi soldi per la cultura, tempi di disoccupazione e di disparità sociali che tornano ad essere drammatiche. In questo contesto l’arte può aiutarci a progettare un “oltre”?
Filomena Campus – “Può fare tantissimo. Vivo all’estero da tanti anni e mi rendo conto di quanto si investa in arte, cultura e istruzione negli altri Paesi europei, creando veri motori per l’economia nazionale. Solo l’ignoranza può portare a dire che con la cultura non si mangia. E’ esattamente il contrario. Inoltre bisogna saper valorizzare il proprio patrimonio artistico. Basta pensare che tutti i musei pubblici italiani messi insieme guadagnano meno del Louvre”.

Un mondo che legge sempre meno ma “vede” (video, foto, sul web) sempre di più, come il nostro,  per molti è un mondo che peggiora. Nella capacità di attenzione, di analisi, di giudizio. Siete d’accordo?
Stefano Benni - “No, credo che il mondo della televisione e del video sia in declino, ma quello dei libri stia mantenendo la sua posizione. Il fatto nuovo è Internet e questo mondo non è solo immagine, ma anche scrittura e lettura”.

Vivere è un fatto politico, fare arte, anche. Che stimoli culturali e politici è importante lanciare all’Italia in impasse degli ultimi anni? Che parere si è fatto circa le esperienze politiche costruite sul Web e sul dissenso rispetto alla partitocrazia e ad una certa sinistra?
Stefano Benni - “In quanto artista queste cose non le considero molto perché ciò che c’è di peggio nella politica l’arte lo evita, l’arte è sempre immensamente più originale, disobbediente, concreta della politica. Basta fare bene il proprio lavoro”.

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FILOMENA CAMPUS MADRINA A MACOMER
Chi parte non tradisce. Nemmeno se volge le spalle all’Isola per assecondare l’ebbrezza del nuovo. Filomena Campus, vocalist jazz, docente universitaria e regista teatrale di Macomer che dal 2001 vive a Londra, è una dei tanti sardi di successo che ha risolto l’ancestrale senso di colpa a cui è condannato chi lascia il luogo in cui è nato per amore della conoscenza e del confronto. Per il bisogno di sfogare l’ansia che i limiti e i confini ambientali impongono ad ambizioni e talenti.
Di lei (fra l’altro vincitrice del premio Maria Carta nel 2009) Paolo Fresu ha scritto che è una cantante «che si trova bene in quel crogiuolo di culture che è luogo ideale per il suo jazz»; alla sua musica il trombettista di Berchidda ha poi riconosciuto la capacità, accordandosi con i flussi dell’anima, di custodire «la storia delle voci sarde che si perde nella notte dei tempi».
Ascoltarla a Macomer sarà quindi come bearsi del resoconto di un viaggio che la passione spinge oltre i confini del noto (senza dimenticarne le esperienze) e stimola alla contaminazione e al dialogo. Filomena Campus, infatti, sarà madrina d’eccezione della manifestazione ComunicArte Marghine e oltre… che, organizzata dal Lions club cittadino col patrocinio dell’amministrazione comunale, si svolgerà in città a partire dal 14 aprile.
La cantante sarà protagonista del concerto conclusivo, in calendario per il 21 (ore 21) al cineteatro Costantino: accompagnata al pianoforte dal direttore dell’Orchestra Jazz della Sardegna, Giovanni Agostino Frassetto, ripercorrerà il suo repertorio artistico sullo sfondo degli allestimenti video dell’artista digitale (anche lui di Macomer) Marco Benevole che è curatore e ideatore della manifestazione. E cioè «di un momento artistico che – sottolinea Gianfranco Congiu, presidente del Lions club – vuole celebrare e dar voce alle eccellenze di un territorio che, esprimendo spesso fermenti sconosciuti, riescono ad affermarsi a livello internazionale».
Perché chi parte, poi ritorna e ancora parte è ricchezza ed entusiasmo, passato che si perpetua nel futuro per alimentare la speranza della sopravvivenza. Massimo Nunzi, uno dei più noti musicisti jazz italiani, ha colto il significato di quell’itinerario, descritto dall’anima che vola sopra i confini del mondo, nel canto di Filomena Campus: «È l’eleganza e lo stile con un guizzo di tempestiva prontezza nel non dimenticare le origini di un canto che, dopo tanto viaggiare, cercare, mutare è ora suo ma nello stesso tempo di tutti».
Doti e qualità che hanno consentito alla vocalist di Macomer di collaborare con musicisti di fama internazionale come Paolo Fresu, Evan Parker, Orphy Robinson, Guy Barker, Jean Toussaint, Byron Wallen, Cleveland Watkiss, Pietro Tonolo, Andrea Marcelli, Antonio Forcione, Andreas Schmidt, Tony Kofi e la London Improvisers Orchestra, con cui ha registrato live il cd Improvisations For George Riste.
Manuela Arca – Unione Sarda – Aprile 2012

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Grande successo per Filomena Campus

MACOMER. Il concerto di Filomena Campus ha concluso in bellezza la rassegna “ComuniCarte” del Lions Club dedicata ai giovani talenti del territorio. Nella sala del teatro Costantino, gremita dal pubblico delle grandi occasioni, la vocalist jazz di Macomer, accompagnata dal maestro Agostino Frassetto, ha cantato con eleganza e stile comunicando emozioni come solo un’artista raffinata riesce a fare. Sconosciuta per molti macomeresi, Filomena Campus è un’artista di fama internazionale. Vive a Londra da circa dieci anni. La sua voce, solare come la sua terra d’origine, e le sue canzoni hanno successo in Inghilterra e in diversi paesi dell’Europa. Nella sua voce c’è l’accento del blues, ma anche l’eco lontano del canto sardo, quello di Maria Carta e di altre cantanti meno note, come Maria Teresa Cau, che hanno dato corpo e voce alle melodie e ai canti della Sardegna. Filomena Campus ha cantato anche in inglese con una voce limpida e senza accenti. Il presidente del Lions Club di Macomer, Gianfranco Congiu, è soddisfatto del risultato. «Grazie ai tanti amici che hanno creduto nel progetto, abbiamo realizzato un evento che si è spinto ben oltre i confini del territorio. Le performance di Filomena e del maestro Frassetto, sostenute dalle installazioni video di Marco Benevole, hanno evocato suggestioni e proiettato il pubblico in una dimensione europea.  Per un’ora abbiamo respirato la stessa aria che si respira in un teatro di Londra, di Roma o di altra capitale d’Europa. Macomer è anche questo: talenti, capacità, voglia di aprirsi al mondo. Siamo al centro di un isola che è al centro del Mediterraneo e Filomena è quel ponte ideale che collega Macomer con Londra, ma anche con Roma, Reggio Emilia, Torino, capitali dove altri giovani macomeresi si stanno affemando e ai quali vogliamo offrire lo stesso palcoscenico dato a Filomena Campus. ComuniCarte si conclude con risultati importanti. Di questi ringrazio i  tantissimi macomeresi,   circa 1200 persone tra  visitatori della mostra e pubblico presente al sera del concerto, quanti hanno collaborato e  il mondo della scuola, veramente in prima fila quando si investe sui giovani». (t.g.t.) 27 Aprile 2012 LA NUOVA SARDEGNA

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“Migliaia di spettatori nel Parco di Monte Claro con le stelle della musica internazionale, allo European Jazz Expo. (…) Filomena Campus ha presentato il suo ultimo lavoro discografico realizzato in Inghilterra. Con la Sardegna nel cuore ha reso omaggio a Maria Carta con  un’originale versione di No Potho Reposare. Artista di fama internazionale, vive a Londra da dieci anni, i suoi testi hanno riferimenti a Benni, Rame, Fellini, un elegante mix di puro jazz con surreali immagini teatrali. TG3 RAI3, 31 Maggio 2011.

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Intervista a Filomena Campus su JAZZ CONVENTIONclicca QUI

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Le donne del jazz che sarà: Filomena Campus

La seconda puntata sulle protagoniste della musica futura. Questa volta di scena c’è un’italiana divisa fra canto e teatro

Proseguiamo il discorso iniziato la settimana scorsa con Cymin Samawatie. L’argomento era l’uscita di due dischi, due progetti molto diversi tra loro eppure con un filo sotterraneo a unirli. Innanzitutto protagoniste sono due donne. E questo, anche se apparentemente non ha riflessi diretti sul loro operato, nel senso che loro non sono due teoriche del femminismo né mettono esplicitamente al centro della loro arte il femminile, le connota come intrinsecamente anticonformiste nel momento in cui rivestono un ruolo di band leader, e di compositrici. Insomma siamo oltre il cliché della “splendida voce”.

Ci troviamo poi in presenza di due nomadi, due persone che vivono e suonano lontano dal posto in cui sono nate, e che però si portano dietro le proprie radici e anzi ne fanno un punto di forza e di originalità. Perché entrambe si muovono in ambito jazz, vi inseriscono elementi etnici ma, e siamo all’ultimo e più importante elemento comune, vanno avanti rispetto alla fusione etno-jazz.

Filomena Campus è sarda e vive a Londra da dieci anni. Anche lei suona con un trio jazz che apparentemente più classico non si può: Steve Lodder al piano, Dudley Phillips al contrabbasso, Winston Clifford alla batteria. Ma lei pure non dimentica le sue origini. Che sono sì italiane e sarde, e infatti in questo album c’è una sbilenca cover della classicissima Non potho reposare. Ma che sono soprattutto teatrali.

Si sente, ascoltando Jester of jazz, si percepisce che ci si sta perdendo metà dello spettacolo: perché la voce salterina e le movimentate ritmiche degli strumenti disegnano balletti che si vorrebbe seguire anche con gli occhi, e infatti chi l’ha vista assicura che la Campus dal vivo è ipnotizzante, magnetica. Il teatro è quello di strada, quello della commedia dell’arte: jester è il folletto, il clown, il giullare. E se a questa parola vi viene in mente il Nobel più buffone che c’è, non vi sbagliate, perché Dario Fo è tra i numi tutelari del progetto (insieme a Pina Bausch, Augusto Boal, Federico Fellini, Samuel Beckett e Maria Carta ).

Mentre la moglie Franca Rame c’è entrata proprio direttamente: perché sua è la collaborazione al testo di Queen of clowns; a lei è dedicata la poesia che introduce la stessa canzone, scritta da Stefano Benni, altro grande artista/teatrante; sua è infine una sorta di epigrafe al progetto, che suona così: Ecco, vorrei che dolce poesia portasse nel mondo questo messaggio: Arlecchini danzano per la rivoluzione e votano la regina dei clowns ma urlano tra squilli di tromba e rullare di tamburi: “Sveglia Regina! Ridere non basta piu!”

Ma come si diceva, il teatro la Campus lo fa vedere anche solo con la sua voce, mobile e istrionica. E particolarmente azzeccata è la presenza zompettante, qua e là, di un flautino che sembra l’incarnazione in musica dello spirito pazzerello del giullare. Fosse davvero questa, e quella di Cyminology, la direzione in cui si muove la musica, potremmo stare tranquillissimi. E darvi appuntamento al futuro. DARIO DE MARCO L’Indro

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RECENSIONE JESTER OF JAZZ

Filomena Campus, evidenti origini sarde, trasferitasi a Londra a inizio millennio, non sono semplicemente una nuova e interessante cantante jazz. E’ un’artista che vive la sua dimensione a tutto tondo, certo partendo dalla musica (non solo jazz) ma cercando contatti con il teatro, il cinema, la poesia. E la sua attività è stata notata (e supportata) da uomini di cultura contemporanea come Stefano Benni, Franca Rame e Paolo Fresu, che sono intervenuti attivamente nella realizzazione di questo eccellente album. La Campus guida da qualche anno un quartetto di musicisti che sono divenuti suoi partner sia per quanto riguarda l’attività’ dal vivo che per la scrittura dei brani. Si tratta del pianista Steve Lodder, del contrabbassista Dudley Phillips, e del batterista Winston Clifford, tutti appartenenti al ricco sottobosco jazzistico inglese. Ad esempio in qualche episodio si aggiungono il flautista Rowland Sutherland e il sassofonista Jean Toussaint. Il territorio naturale della cantante è un jazz aperto e cangiante in cui la sua voce non viene utilizzata in modo convenzionale ma fa parte di un discorso d’assieme. Pur conoscendo assai bene l’avanguardia, la Campus preferisce però smussare certi angoli per mettere le sue indubbie doti al servizio di un repertorio che riesce a stare miracolosamente tra canzone d’autore, ricordi della Sardegna, jazz contemporaneo e poesia. Il pianoforte di Lodder asseconda molto bene la voce e spesso la raddoppia creando effetti di grande suggestione, mentre I ritmi danno un supporto discreto ma presente. Insomma, una bella rivelazione. ‘Jester of Jazz’ ci è sembrato un prodotto già maturo ed equilibrato e la Campus, un’artista che sa molto bene dove oggi si possa trovare l’arte. Da attendere ulteriori sviluppi. Buona l’incisione. MARCO CRISOSTOMI, Audioreview, Luglio 2011

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“Bella la varieta’ timbrica della voce della Campus, un’artista davvero completa” SUONO

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Filomena Campus Quartet – Jester of Jazz

Posted by Magico | Posted on 04-09-2011

Un Puck questa Campus! Di sole sabbia e mirto! Anglosarda doc!

Dotata di  swing e humour, dispensatrice di sapienza musicale e duttilità vocale, memore delle sue radici, ha ipnotizzato il pubblico con l’elegante leggerezza delle sue movenze, la sofisticata interpretazione  di composizioni sue, del  bassista Dudley Phillips (  cui  si deve anche un suggestivo arrangiamento della celebre No Potho Reposare), e del pianista Steve Lodder.

Particolarmente apprezzate a dare significato e sostanza al  titolo dello show, le trasposizioni di alcuni brani di Benni e Franca Rame, che molto opportunamente ricorda:

‘Ecco, vorrei che dolce poesia portasse nel mondo questo messaggio:

Arlecchini danzano per la rivoluzione e votano la regina dei clowns ma urlano tra squilli di tromba e rullare di tamburi:

Sveglia Regina! Ridere non basta più!‘ www.criticipercaso.it

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Articolo La Nuova: Filomena Campus canta a Londra con Paolo Fresu

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LUCIDAMENTE: Intervista a Filomena Campus, di Matteo Tuveri

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Roccella Ionica Jazz Festival 2008. In serata  “ITALIA vs ENGLAND”, un’idea di Stefano Benni, produzione originale di Roccella Jazz. Come nei suoi romanzi, anche i testi scritti appositamente per le letture e le recite come questo “Italia vs. England” posseggono le medesime caratteristiche di stile e poetica. Sempre presente è una forte satira della società italiana degli ultimi decenni che evidenzia le assurdità del nostro tempo di cui coglie gli aspetti più aberranti mettendoli a nudo e pur facendoci ridere facendoci giungere chiaro il suo inequivocabile giudizio morale e politico. La recita di Benni viene sottolineata dalla musica della Filomena Campus and Misterioso Inglese All Stars Band: cinque fra i più talentuosi e creativi musicisti della scena londinese guidati dalla viscerale cantante e originale regista teatrale Filomena Campus, che vive a Londra collaborando con musicisti di chiara fama. Alessandro Sgritti

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Da un articolo dell’Unione Sarda sul Premio Maria Carta 2009 a Filomena Campus:Da Londra non è voluta mancare Filomena Campus(….)«Con Maria Carta ho in comune la testardaggine sarda. In Inghilterra ho potuto coronare i miei tre sogni: fare la cantante jazz, la regista teatrale e la docente universitaria». È la regina dello spettacolo “Misterioso” (testi di Stefano Benni) che ricorda il genio pianistico di Thelonius Monk. Tutto esaurito nei teatri del Riverside Studios. Il legame con l’isola resta fortissimo. Un suo gruppo si chiamava “In Kimbe” e con la nuova band che porta il suo nome promette di aprire un canale più diretto: «Sto pensando di rielaborare alcuni pezzi sardi» Gianpiero Marras – Unione Sarda – 6 Luglio 09

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Articolo La Nuova Sardegna su Filomena Campus allo European Jazz Expo

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Intervista a FIlomena Campus su Tiscali Spettacoli

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CLICCA QUI per vedere intervista a Filomena Campus sul TG3 (2011)

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CLICCA QUI per vedere il servizio TG3 RAI su Jester of Jazz

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Filomena Campus a Berlino

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Ansa su Misterioso di Stefano Benni a Londra con la regia di Filomena Campus

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Il Jazz raccontato da Filomena Campus a Londra

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Il Mistero svelato della vita di Monk

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Filomena Campus a Capalbio