JESTER OF JAZZ


Note di copertina di Jester of Jazz scritte da Paolo Fresu – CD Introduction notes  written by Paolo Fresu

Paolo Fresu

La storia delle voci sarde si perde nella notte dei tempi.

E’ una tradizione ricca di intrecci polifonici quella isolana, ma prima ancora di monodie silenziose e magiche che bene sottolineano la vita e che raccontano di nascite, di amori e di partenze.

Sono dolci ninne nanne (duru duru), serenate amorose e lamenti funebri messi in scena da prefiche esperte (attitos) in una società matriarcale come quella sarda dove non potevano che essere le donne a cantare, raccontando così il destino dell’umanità e la sua proiezione nella storia.

E se la Sardegna si potrebbe considerare “quasi un continente” (così scriveva Marcello Serra nel 1958) questa ha vissuto fino ai tempi moderni il conflitto dell’insularità che la ha resa perlomeno “continente immaginario” capace di rimodulare le geografie degli uomini, dei paesi e delle città.

Può essere stato il canto a tracciare nuove ed immaginifiche strade capaci di porsi come giunzione tra i molteplici dialetti che nell’isola si parlano e che le linee monodiche, ricche di pathos, hanno tessuto costruendo una fitta rete di pensieri sonoro-morfologici?

Se questo è stato in passato l’impressione di oggi è di assistere ad un nuovo viaggio al quale i sardi, popolo di non naviganti, non hanno volutamente partecipato allora ma al quale contribuiscono nel tempo odierno.

Solo ora infatti, le nuove voci  femminili (che provengono da Maria Teresa Cau e Maria Carta  passando per lo spugnoso linguaggio del jazz e delle altre musiche del Novecento) sanno raccontare un presente geograficamente nuovo e vasto laddove l’isola assurge (come del resto è stato in un passato remoto) al ruolo primario di crocevia del Mediterraneo proiettando il Mare Nostrum nel più largo dedalo delle strade del mondo.

Non stupisce dunque questo cd mirabilmente costruito dalla cantante Filomena Campus. Perché trattasi di una sarda contemporanea che produce musica a Londra e che, come la sua voce, affonda le sue radici in quella nella notte dei tempi nella quale si radica l’essenza del suono e del mèlos.

Perché la nuova idea del jazz odierno non può prescindere dalla impellente necessità di rintracciare le proprie radici quando queste esistono e sono così profonde.

E’ in quest’ottica che a mio avviso va letta (pardon… ascoltata) l’ultima fatica discografica di Filomena.

Un’opera elastica e sferica la sua, che intelligentemente si interroga sulle geografie dell’uomo senza intellettualismi di sorta ma solo grazie all’emozione della musica e dei testi (bellissimi!) che divengono suono fondendo le musiche in un linguaggio unico. Linguaggio che, come per le radici, si dipana e si perde nel background delle cose.

Il tutto grazie all’apporto creativo dei musicisti che partecipano al progetto e che, a loro volta, non si interrogano più di tanto sulle nostre questioni ma le risolvono semplicemente con una musica raffinata e profonda., ben suonata e respirata con convinzione e passione.

Partecipando al dialogo collettivo come oggi chiunque dovrebbe fare ed ottenendo così un risultato musicale nuovo e strabiliante quale è quello che andate ad ascoltare.

La storia continua. Sempre più avviluppata in se stessa, sempre più aperta al mondo.

Paolo Fresu

Parigi, Dicembre 2010

English Translation:

The history of Sardinian voices is extremely ancient: a tradition rich in polyphonies but originally constructed of silent and magic monodies underlining the life in the island, telling of births, loves and journeys. They were sweet lullabies (called ‘duru duru’), love songs and death laments performed by expert ‘attitos’, (women paid to sing and cry at funerals) as in the ancient matriarchal society only women could sing those songs. Perhaps those ancient songs traced an imaginary link among the multitude of dialects in the island of Sardinia.

Today, we have the impression Sardinians are contributing to a new journey, that in the past they would have never started, as they were not travelers.

New female voices (taking their roots from the voices of Maria Carta and Maria Teresa Cau, passing through the language of jazz and other music of the twentieth century) are now able to tell about a new wide geographical present where our island is in the middle of different paths, in the Mediterranean, projecting our ‘Mare Nostrum” in the wider labyrinth of the streets of the world.

In the context of this album, marvelously put together by Filomena Campus, makes perfect sense. She is a contemporary Sardinian that creates music in London and that, like her own voice, finds her roots in the ancient times, in the essence of the sound, of Mèlos (in Greek, Μήλος).

The new idea of jazz today cannot ignore the necessity of finding our roots, especially when they are so strong and profound.

This album is a round and flexible work that, cleverly interrogates the geographies of men without intellectualisms, but only thorough the emotion of the music and the beautiful lyrics that become sound, fusing the music into one language.

With the creative support of the musicians who do not interrogate our Sardinian old stories, but solve them with their sophisticated and profound interpretation that is excellently executed with real passion and total commitment.

This album participates in the collective multicultural dialogue that everyone should be part of. This is a stunning original work that you are going to listen to.

History goes on.

More and more wrapped up in itself, more and more open to the world.

Paolo Fresu

Paris, December 2010


JESTER OF JAZZ – Lyrics by Filomena Campus

Sabbia e Mirto

(Phillips/Campus)

Tornero’ verso il sole

Un germoglio di luce

Guardo il mondo al rovescio

Piedi nudi giocano

Un ricordo di sale

Sabbia e mirto nel sangue

Galleggiando una nube

Ruba il vento all’isola

Bentu Mannu

Abba Druche

Fragments hidden in my heart

Vibrate when the eastern wind blows

Carrying notes from the island

Shaking roots of stone and sand

Wooden faces dance around

Whisper Janas’ lullabies

Whirlwind of old melodies

Never ending wanderlust

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Summer Lights

(Lodder/Campus)

(Inspired by the poem ‘Ombre’ by Maria Carta)
When I was a child I used to hear
Ancient sounds of a lonely voice
Singing to shadows
Leaving a footprint of memories
Among the rocks
And in my sea I’ve heard
Echoes of pain screaming through my voice
In the summer when the river will run and bring
to the sea its tale
Getting together
Singing at down all the shadows will disappear
And let the summer lights
Never forget your voice
Sound of joy
In my voice, in my soul

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Hoos Foos

(Phillips/Campus)

(Inspired by the poem ‘Ninna Nanna del Sinis’ by Stefano Benni)
Dormi piccino che il re sta
cullando i cattivi …si!
Dormi bambino che fuori i
briganti fan festa…Oh!
Poi domani svegliandoti troverai
Un bellissimo mare il piu nero che c’è!
E il delfi no impazzito si chiede ma
L’acqua dov’è’? L’aria dov’è?
Il mare non c’è! Che importa a me..!
Dormi piccino che il re sta
cullando i cattivi …si!
Dormi bambino che fuori i briganti
fan festa…Oh!
Poi domani svegliandoti troverai
Un nuraghe di acciaio e cemento armato
E l’airone a tre becchi si chiede ma
L’aria dov’è? l’acqua non c’è!
Cielo non c’è! Che importa a me!


Hoos Foos  (Translation)

Sleep little baby, the king is
cradling the villains…yes!
Hush little baby, out there the
bandits are celebrating…oh!
Then tomorrow when you’ll wake up
you’ll see the most beautiful sea…
The darkest one!
The dolphin has gone mad and wonders:
But where is the water? Where is the air?
There’s no sea anymore!
Who cares?
Sleep little baby, the king is
cradling the villains…Yes!
Hush little baby, out there the
bandits are celebrating…Oh!
Then tomorrow when you’ll wake
up you’ll see a ‘nuraghe’ tower
Made of steel and armed concrete
And the three beaks heron wonders:
‘But where is the air? Where is the water?
There’s no sky anymore!
Who cares?

Stefano Benni

Queen of Clowns

Intro

Poesia dedicata a Franca Rame di Stefano Benni

Tanti anni fa vidi in un circo una bambina
Piccola acrobata in cima a una piramide di uomini
E il suo volto serio il pubblico sfi dava
“Ci vuole coraggio” sembrava
dire “e ridere non basta!”
Anni dopo l’ho rivista con qualche
ombra triste su volto
Era caduta, spesso, si era ferita
Ora è una grande stella
Vive in un carrozzone d’oro e di broccato
Ha sposato il re dei clown.
Ma non ha dimenticato il vecchio circo,
L’odore degli animali,
La paziente fatica dell’Augusto
Del trapezista che prova ogni giorno le sue ali.
E l’ho rivista in cima a una piramide di uomini
E il suo volto serio il pubblico sfi dava
“Ci vuole coraggio” sembrava
dire “per restare quassù
E ridere non basta!”
Ma io non so fare altro che miracoli
Io non ho altro nido che questo
Perché vorrei raccontarvi ciò che quassù io sogno
Io so solo volare
Io non so fi ngere altro che verita’


(Translation)

Many years ago in a circus I saw a little acrobat girl
On the top of a pyramid of men
And her serious face challenged the
audience: ‘It takes courage’, she seemed
to say “and laughing is not enough!’
Years later I saw her again, with some
sad shadows on her face
She had fallen, sometimes she was hurt
Now she is a great star
She lives in a golden brocade caravan
She has married the King of Clowns
But she hasn’t forgotten the old circus
The odor of the animals
The patient work of the clown Augusto
Of the trapeze artist that practices
with his wings every day
And I saw her again on the top of a pyramid of men
And her serious face challenged the audience
‘It takes courage’, she seemed to say ‘ to
stay here and to laugh is not enough’
But I am only able to make miracles
I don’t have any nest but this one
Because I’d like to tell you about my dreams
I can only fly
I cannot pretend anything but the truth
(Poem by Stefano Benni dedicated to Franca Rame)


QUEEN OF CLOWNS

(Lodder/Campus)

(To Franca Rame and Dario Fo)
(Lyrics by Filomena Campus, revised and edited by Franca Rame)

‘JUMP!’ but for a moment I’m not sure
My wings can bear all my soul
Wait till I can feel your hands around my wrists
And then I’ll try to let go
Now got to be brave and face the audience
I just want to be who I am
Laughing now is not enough
My red nose smells an ogre
Hiding in the crowd alone

~
Drums roll celebrating our fools but
Kings aren’t willing to go
Harlequins are dancing for the revolution,
Vote the Queen of the Clowns
Now’s time to be brave and face the audience
Put your nose and tell them the truth!
“Laughing now is not enough!”
My red nose hears the angels
Shouting from the cloud above

Franca Rame, dipinto di Dario Fo

Ecco, vorrei che dolce poesia portasse nel mondo questo messaggio: Arlecchini danzano per la rivoluzione e votano la regina dei clowns ma urlano tra squilli di trombe e rullar di tamburi: Sveglia regina! Ridere non basta più!” Franca Rame su Queen of Clowns  &  Jester of Jazz

I wish sweet poetry could bring this message to the world: Harlequins are dancing for the revolution and vote for the Queen of Clowns, but with drums rolling and trumpet blaring they scream: “Wake up Queen! Laughter is not enough anymore!” Franca Rame on the song Queen of Clowns & Jester of Jazz

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Monk’s Dance

(Lodder/Campus)

(To Thelonious Monk)
Just like a sphere, on his own
Twirling around closed in his own world
His crazy hat hiding
The wisdom of a real monk
His fingers holding a note
Beating the keys with careless freedom
His body got the rhythm
Of a whirling dervish
Surprising even himself
With an epistrophy of rhythms
Calling his name
Cutting the time in half with one note
Whirling and spinning around
Spreading new music all around him
A butterfly, her dancing wing
Around your piano
Fingers stop… not a note
Nica knows who you are
Walk arm in arm with sleepless
Rhythms of New York
Feverish eyes that could see through
The ugly beauty of that world

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Lighthouse

(Phillips/Phillips/Campus)

He found he had a way
Way of drawing the world about him
Always knew that they’d come to crave
The golden fi gure to re-unite them
Now pretending to be one of them
Brilliant smile that will make the cloud fade away
There’s no reason for anger or sorrow
Feeding their dream while their life starts to fall apart
Waving his hand in a weird kind of blessing
Doubting is an act of treason
Feral men and women fi ght to hover
round the seat of power
Clerics leave belief at home to get
a share at grand reception
Voting’s done, no time for conscience
He found he had a way
Way of drawing the world about him
Always knew that they’d come to crave
The golden fi gure to re-unite them
Strange to see that friendly wave now
graciously bestowing favours
The dissenting voices fade
It looks to be the fi st of the state

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Boal

(Lodder/Campus)

(To Augusto Boal)
Solo un poeta come te
Può cantar tutto il giorno come un re
Mi dicevi ‘non si puo restar cosi perché
Se stai ferma il mondo gira senza te.
Tu non lo permetterai’
Giocherai
Con il samba l’allegria in teatro
Si trasforma per magia e crea
Un arcobaleno di d esideri che
hai ridato a chi non ha
E a chi non crede piu
Di ritrovare in se’ la liberta’
Di sognare di lottare di cambiare
De Viver, de Ser feliz de viver
Solo un poeta come te!

Only a poet like you can sing
all daylong like a king
Once you told me ‘you can’t go on this
way, if you don’t move the world will turn
around without you. Don’t let it happen!’
You’ll play
In the theatre the samba by magic
transforms the cheerfulness in a
rainbow of desires, which you have
returned to those who did not
believe anymore they could find in
themselves the freedom to dream, to
fight, to change, to live, to be happy.

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From the Album IN KIMBE

Beguine

Come se fosse gia’ tempo di partire dove poi troverei

un po’ di me

Vado via

per un po’

Voglio ritrovarmi in fondo a me

Dentro me

non importa

poi

non ridordo piu’ com’e’

Vorrei sentirmi mare

sono acqua

che scorre tranquilla nel profondo giu’

una goccia grande come azzurro immenso

e se la’ sopra danzano le onde

io sto qui

Respiro un silenzio d’acqua

un ritmo fatto solo di luce

leggera volo fino in fondo

dentro me

Vorrei sentirmi acqua

sono Mare

che tiepidamente ingoia raggi di cielo

li repira

felice di essere

Danzando sul respiro delle onde

sono qui

sola nel fondo del silenzio

un ritmo blu tessuto dal sole

non ho piu voglia di cercare

Torno su

Let’s Start

Circo volante

straniata tribu’

Biscrome a pois

armonizzano in tre

Salti da far

modi da re

Respiro

ritmo

ricordo

retro’

Trapezio che dondola fra verdi cespugli di cielo lassu’

Sale un sipario di incensi frigi

E’ solo un gioco

C’e’ un naso per te

rosso

tondo

Didi e Gogo

portano insieme due ali per te

Gli elefanti si chiedono se

potranno un giorno volare cosi

Acrobati sorridono

tre coccodrilli ora staccano un blues

Nessuno sa che volera’ proprio il clown che rideva di se